Significati soggettivi dell'alimentarsi

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  Alimentarsi
  in adolescenza


  Significati
  soggettivi
  dell'alimentarsi


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Ora, mentre le parole che riguardano l’oggetto cibo sono naturalmente specifiche, quando ci spostiamo sulle sensazioni, le emozioni e sull’idea di sé troviamo termini che poco hanno a che fare con l’alimentarsi e con il cibo: esse esprimono ciò che una persona pensa di sé a


partire da uno stimolo che la riguarda e la coinvolge.

È da qui che ci s’incammina verso la comprensione del significato del disagio e della psicopatologia che si esprime attraverso il corpo ed il suo nutrimento.



Ma l’alimentarsi, dicevamo, è prima di tutto l’universo delle sensazioni: tutti i sensi sono impegnati nel rapporto con il cibo: l’olfatto che ci fa percepire gli aromi dei cibi anche prima di assaggiarli, il gusto che veicola le diverse sfumature sensoriali dei cibi stessi, il tatto che ci riporta la morbidezza, la sofficità o invece la consistenza degli alimenti, la vista dei piatti e l’armonia dei colori che precedono e accompagnano l’assaggio.
E lo scrocchiare di alcuni cibi? E la pastosità di altri? E le rumorosità delle cotture? E lo scrosciare dei vini nelle coppe? Anche l’udito non sembra estraneo al mangiare, non foss’altro per l’aspetto di convivialità, di condivisione che le nostre tavole consentono ed ispirano.



Ora, in adolescenza, lo sviluppo personale spinge verso l’esterno, verso la conoscenza del mondo extrafamiliare, verso sapori e odori diversi da quelli domestici, e contemporaneamente verso l’interno, come interesse per capire meglio sé stessi.
Anche nell’alimentarsi sono presenti naturalmente questi significati; il ragazzo e la ragazza allargano il loro orizzonte ed assaggiano e dunque conoscono il mondo ed anche i suoi cibi.
Spesso la pastasciutta della mamma diventa meno buona e la pizza con gli amici la migliore del mondo.

Anche il momento dei pasti si carica di nuove conflittualità legate alla condivisione, che non è più scontata, o, per converso, all’esigenza d’individualità, di singolarità che introduce una novità non di poco conto nel ménage familiare.



È qui che l’alimentarsi si coniuga con le idee dell’adolescente stesso e dei genitori (non sempre coincidenti) sullo stato di salute, ed è su questo che s’introduce anche, in modo rilevante, la problematica estetica che, lungi dall’essere di superficie, ha a che fare, specialmente in quest’età, proprio con l’idea di sè, un bel Sè, un brutto Sè, un Sè cattivo, un Sè dolce. Spesso mangiare o non mangiare, concedersi certi piaceri o meno ha proprio a che fare, più che in età adulta, con le implicazioni che al mangiare vengono associate in ordine al proprio modo di vedersi, ideale e non.


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