Come promesso eccomi di nuovo qua! E va bene d'accordo... qualcuno non sarà tanto felice di rivedermi, ma del resto non si può mica essere simpatici a tutti no? E poi avete sempre un'arma nelle vostre mani: 0__0 il cestino!
Beh, comunque prima di disfarvi di me guardate cosa ho preparato per voi questa volta:

ü     L'Intervista: Ancora due chiacchiere con i ragazzi dell'Associazione "Contatto": il gruppo studentesco gay e lesbiche dell'Università di Parma; questa volta abbiamo parlato di come è stato scoprire di essere gay e poi dirlo a genitori e amici

ü    A voi la parola: "Ve l'ho detto": una vostra poesia

ü     Fili di parole:  Un brano che parla di quella strana cosa, ormai in via di estinzione, chiamata carezza.

ü     Promemoria:  Gli orari di apertura dell'Ambulatorio Ginecologico

L'INTERVISTA

Come si fa a capire se si è gay, cosa si può fare se si hanno dei dubbi sulla propria identità sessuale?

Federico: Il proprio orientamento sessuale si sa, se si è gay lo si sente. Dopo è tutta una questione di accettare o meno. Secondo gli studi sull'argomento, e che personalmente condivido, sin da piccoli, sin dalle elementari un bambino gay sente la differenza, e soprattutto a posteriori quando poi ci pensa capisce che si sentiva diverso. Dopo di che è ovvio che (così come avviene anche per gli eterosessuali) fino a quando non si hanno delle pulsioni sessuali ben definite, è impossibile che possa esserci una presa di coscienza chiara della propria omosessualità. Però in generale quando uno inizia a provare una pulsione sessuale per il proprio sesso è chiaro, lo sa quello che gli piace. Il problema è che spesso non riesce ad identificare questa esperienza, questo sentimento, con una definizione chiara che viene dall'esterno e che per lo più non viene neanche presa in considerazione perché è considerato semplicemente un insulto.
Prima di arrivare a dire "io sono gay" ci metti in mezzo tutte le ipotesi possibili in questo universo.

Quindi è lì che nasce la confusione, è perché è difficile ammetterlo?

Federico: la confusione è in questo senso: è accettare quello che tu già provi chiaramente

Paola: secondo me però la confusione c'è soprattutto in adolescenza, confusione di genere, intendo, perché quando capisci di essere così è una delle prime cose che ti viene da pensare: metti in discussione la tua mascolinità e la tua femminilità. Crescendo ti rendi conto che ti piacciono persone del tuo stesso sesso ma questo non implica che tu ti debba comportare come una persona di sesso opposto al tuo.

Simona: io sapevo quello che mi piaceva ma pensavo che visto che ero una femmina queste qua dovevano essere solo… non so… suggestioni o fantasie che mi venivano in mente; pensavo che in ogni caso dovevo cercare, dovevo mettermi a cercare col lanternino un uomo. Quindi un conto era la realtà e un conto le cose che mi passavano per la testa. Io dicevo "sì vabbè mi piacciono le donne ma io non sono lesbica". Secondo me è molto difficile riuscire a dire "io sono così".

Federico: dobbiamo comunque tener sempre presente che l'omosessualità è il risultato di un percorso che può essere diverso; è anche per questo che oggi nessuno si sogna di dire qual è la causa dell'omosessualità; anche la ricerca ha riconosciuto che le cause possono essere milioni e che quelle che per qualcuno possono essere giuste non lo sono necessariamente per gli altri, ognuno ha i suoi percorsi.

Simona: le difficoltà nel mio caso venivano dall'ambiente e si ripercuotevano dentro di me, quindi prima di affrontare l'ambiente dovevo mettermi in pace con me stessa. Anche quando l'ho detto ai miei genitori, se io fossi stata ancora incerta e impaurita, loro mi avrebbero tarpato le ali; magari mio padre mi avrebbe detto: "te la risolvo io la cosa, sono cose che si risolvono" e questo mi avrebbe fatto andare indietro anziché avanti.
Quando mi sono presentata ai miei tranquilla, decisa, loro non hanno cercato di farmi cambiare idea, sì perché loro la vedono come un'"idea" ma non è che io mi sveglio alla mattina con questa idea. L'essere gay non è un'idea.

Quindi dall'esterno c'è comunque una pressione a farti cambiare?

Simona: sì. La pressione viene dall'esterno però anche e tu a tua volta te la fai da solo. Poi dipende anche dal carattere. Io per esempio sono così, tendevo sempre a rigare molto dritto, in tutte le cose e quindi questa… l'essere gay… non era contemplata.

E dopo che tu hai cercato il "maschio con il lanternino" cosa è successo?

Simona: Non l'ho trovato. Quando avevo 14 anni ho incontrato una ragazza che mi è piaciuta molto, poi però non l'ho più vista allora ho tentato un po' di rimuovere questa cosa. Ho dovuto aspettare che mi ricapitasse una seconda volta e lì dopo ho capito davvero. Però era una cosa che ho cercato di combattere, come una tentazione a cui resistere, anche per motivi di educazione religiosa. Poi alla fine quando tu sei deciso vedi che comunque tutti questi condizionamenti non hanno più tanto potere su di te.

Come hanno reagito i vostri genitori quando glielo avete detto?

Paola: i miei hanno detto che avrei avuto una vita difficile.

Federico: anche mia madre. A volte i genitori ci stupiscono, nel senso che io comunque mi aspettavo una reazione peggiore, io temevo soprattutto la reazione di mio padre perché pur essendo una persona aperta e tollerante verso qualunque cosa, allo stesso tempo durante gli anni in cui io sono cresciuto avevo registrato tutte le piccole cavolate che poteva aver detto sul fatto che i maschi devono essere in un modo o nell'altro o giocare con certi giochi piuttosto che con altri. Per cui quando ho deciso di parlarne, ne ho parlato con mia madre perché sentivo che lei era una persona più accentante. Mia madre mi ha detto subito questa cosa "Mi dispiace perché avrai una vita difficile, dovrai affrontare tante difficoltà". A mio padre non l'ho detto però tanto sapevo che glielo avrebbe detto mia madre e infatti è stato così; il giorno dopo mio padre è arrivato tutto tranquillo e sorridente dicendomi: "allora come va con le tue confessioni?"
Poi ho scoperto che mia madre pur avendo accettato subito la cosa per amore, proprio per questo non aveva dovuto capirne subito la positività e avrebbe avuto bisogno di più tempo per essere serena su questo perché comunque aveva paura di avere delle colpe.
In realtà quando tu mostri che la cosa non è un problema, poi anche i genitori si rilassano.

Insomma bisogna prima raggiungere la propria tranquillità?

Simona: i miei la prima cosa che hanno detto è stata: "noi c'eravamo fatti un'idea della famiglia, della vita che prosegue, tu non ti sposerai…"; questa loro la vedono tutt'ora come una cosa che non dovrebbe essere così, però il fatto che io sia tranquilla, tranquillizza anche loro perché comunque sono sempre la stessa, vado all'università faccio gli esami come prima, non è cambiato niente e questo penso che sia per loro una grande tranquillità.

E quando glielo hai detto cosa hanno fatto?

Simona: subito ridevano

Glielo hai detto a tutti e due insieme?

Simona: Eh, sì, per forza non potevo fare altrimenti perché mia mamma col sostegno di mio padre se la cava meglio, altrimenti avrebbe cominciato a piangere. Di dirlo a mio padre da solo non avevo l'occasione perché lui c'è solo la sera a casa. All'inizio hanno detto: "a noi ci stanno simpatici vediamo anche Platinette alla televisione" e io ho detto "oh ma non è che io devo andare in giro travestita!". Questo è successo alla sera, poi dopo loro hanno elaborato la cosa, soprattutto mia mamma. Mio papà non ne parla, io cerco di parlane, lui no, cambia un po' discorso. Invece mia mamma si è dovuta sfogare quindi dopo è iniziata un po' di tempesta ma io ho pensato che se doveva sfogarsi era meglio che lo facesse. Adesso è un po' dispiaciuta però la prende come una cosa che è così e basta.
Insomma poteva andare peggio con i miei. Io avevo anche paura che mi chiudessero in casa invece non l'hanno fatto.

E gli amici come l'hanno presa?

Simona: Gli amici lo sanno tutti tranne una, mi fa più paura lei che i miei genitori. Comunque gli amici l'hanno presa molto bene e mi hanno dato anche un po' di incoraggiamento. L'avevo detto ad alcune mie amiche perché dovevo andare via con loro; avevo paura che si sentissero in imbarazzo dopo averlo saputo, e invece non è stato così. Pensavo che mi avrebbero vista in maniera diversa, invece non è cambiato niente. Questa mia amica a cui non l'ho detto è quella che mi fa più paura forse perché la conosco da più tempo e si è fatta una certa idea di me fin dalla scuola; è più difficile farle capire come stanno le cose, perché lei mi vedrebbe diversa e questo mi spaventa, vorrei farle capire che non è che sono cambiata da un momento all'altro, solo che dicendoglielo ora io ho paura che lei possa dirmi "beh, allora non ti conosco", se è vero che non sei cambiata allora non ti conosco.
In generale, comunque, gli amici mi hanno incoraggiato.

Federico: io ho sempre avuto un atteggiamento del tipo "non mi nascondo, non fingo di essere quello che non sono" però allo stesso tempo non lo dicevo, lasciavo che gli altri se ne accorgessero. Nonostante questo io continuavo ad avere amici che mi difendevano da chi diceva che ero gay, e questi sono quelli che mi hanno messo più in imbarazzo.
Io l'ho detto alla fine delle superiori, non l'ho detto in classe ma ad alcuni amici e basta; poi quando ho cominciato l'università è iniziata vita nuova, gente nuova e quindi mi sono detto "da ora in poi chi mi conosce deve sapere chi sono". Da allora quando rincontravo amici del liceo mi comportavo come se fosse scontato che loro lo sapessero e quindi nel discorso emergeva il fatto che sono gay.

Paola: ai miei genitori l'ho detto dopo 4 anni che l'avevo capito, e poi… in realtà sono stati i miei a chiedermelo; devo essermi fatta scappare qualcosa, forse ho lasciato in giro dei libri inavvertitamente. Mia mamma ha pianto e mi ha detto che la vita sarebbe stata difficile ma che comunque non cambiava niente anzi, mia madre 10 giorni dopo si è presentata con una pagina di un giornale in cui si parlava di un gruppo di Piacenza di gay.
Io ho capito di esserlo a 14 anni tra la 1^ e la 2^ superiore. L'ho detto a un paio di compagne di classe e loro erano molto tranquille; comunque dopo 3 giorni lo sapevano tutti e questo un po' mi ha facilitata, perché io faccio molta fatica a dirlo: sono molto timida e parlare dei miei sentimenti mi imbarazza fortemente, preferisco che le persone lo sappiano già o lo vengano a sapere da altri.
Gli amici a volte dicevano "ma no dai vedrai che non lo sei, vedrai che è un momento così".
Alla fine lo sapevano anche i prof. e io ho iniziato a portare i volantini dell'arci gay a scuola.
Di problemi comunque quando l'ho detto non ne ho avuti.

Ho avuto invece dei problemi di identità di genere verso i 20 anni. Ho parlato tanto del mio essere gay ad altri eterosessuali ma per i primi 4 anni non ne ho parlato con altri gay. Poi mi sono messa insieme a una ragazza e lei non mi faceva frequentare altre persone per cui per altri 2 anni non ho potuto parlare di questa cosa con altri gay. Secondo me è fondamentale il confronto, penso che sia stata proprio questa mancanza che mi ha mandata in palla. Perché non riuscivo a identificarmi con le altre lesbiche, ho avuto veramente dei problemi di identità fortissimi e mi sembrava di essere un'estranea tra gli etero e un'estranea tra i gay e questo perché mi era mancata la comunicazione; infatti poi appena ho iniziato a comunicare con loro questa cosa si è risolta.

Si è risolta da sola?

Paola: No, ho chiesto l'aiuto di una psicologa. Del resto se i problemi diventano difficili da superare è giusto chiedere aiuto. Ma non ho chiesto aiuto per cambiare, non volevo diventare etero, avevo solo bisogno di fare chiarezza.

Federico: anch'io ho avuto, soprattutto da piccolo, una confusione di genere molto forte, che poi si è risolta nel momento in cui sono riuscito ad abbattere quegli stereotipi di genere che la società ti propone per cui il maschio deve essere in un modo e la femmina nell'altro: la chiave è capire che se tu sei come sei e sei maschio o femmina (e questo in generale non è soggetto ad opinione) allora essere maschio o femmina significa anche essere come sei tu, anche se sei diverso dagli stereotipi: anzi, l'errore è proprio in questi, non in te. Capire questo è indispensabile per poter essere se stessi.

Se anche tu hai qualche domanda da fare a Federico, Paola e Simona scrivimi rispondendo a questa mail e io chiederò ai ragazzi di "Contatto" anche quello che vuoi tu.

A VOI LA PAROLA

Questo scritto è tratto dal sito www.ipensieri.com che raccoglie poesie, racconti, articoli ecc. scritti dai giovani di Parma e... non solo.

VE L'HO DETTO

Vi ho guardato negli occhi,
vi ho parlato arrossendo,
vi ho detto che era importante
e voi mi avete ascoltato.
Non sapevo se era giusto dirvelo,
non sapevo se era il momento,
ma ne avevo bisogno
e ve l'ho detto.
Volevo sentire le vostre parole,
scoprire i vostri pensieri,
forse volevo risposte ai miei dubbi,
volevo sapere se per voi sarei rimasta la stessa
e ve l'ho detto.
Sapevo che non sarebbe stato facile,
non lo sarebbe stato per me come per voi,
sapevo che avreste capito,
forse con un po' di tempo,
avreste imparato a parlarne con me
e ve l'ho detto.
Ve l'ho detto sorridendo,
pur vedendo nei vostri occhi un po' di preoccupazione:
da voi non ho avuto risposte,
né disapprovazione,
mi avete guardato
e avete sorriso
eravate contenti
perché ve l'ho detto.

Em. - 17 anni -Itis - anno 2003

FILI DI PAROLE                                                             a cura di E.L.


Per una volta parliamo di carezze. Questo gesto in estinzione. Questo gesto rivoluzionario, incompreso perfino dal vocabolario. Carezza: "Tenera dimostrazione di amorevolezza o di benevolenza un po' leziosa che si fa lisciando col palmo della mano. Esempio: far le carezze al gatto".
Al gatto? Rendetevi conto a chi stiamo delegando il senso più profondo della vita: a un intellettuale sventurato che inventa vocabolari con un siamese sul computer. Cancelliamo l'abbecedario delle bestie da terza elementare e riscopriamo il significato di "carezza".

Carezza: tocco della vita. In una vera carezza non c'è nè amorevolezza né benevolenza cogliona. In una vera carezza c'è la cognizione del dolore, soprattutto la comprensione del dolore dell'altro.
Un uomo che carezza un altro uomo sul viso deve superare due cose. La paura che gli si gridi: "A frocio" e la paura di ricevere un calcio nelle palle. E me la chiami "leziosa" la carezza? Un camionista vi taglia la strada, scende con un cacciavite in mano. Avete tre possibilità. Chiudervi in macchina gridando aiuto. Dargli un pugno in faccia prima che lui dica "A". Oppure sferrargli una carezza, il più pazzo e rivoluzionario gesto che si possa fare in quel momento. Le reazioni possibili del camionista incazzato sono due. La prima, vi ammazza (ma la carezza, per essere tale, deve includere anche questo rischio, pari a quello di carezzare un lebbroso). La seconda, che - scometto vi sorprenderebbe - è che all'omone gli cade il cacciavite dalla mano e gli vengono i lucciconi.
[...] E' con una carezza che Maometto sposta la montagna e la morte si riconcilia con la vita. La carezza è un ponte tra due abissi di solitudine. Perchè il cielo e la terra passeranno ma certe carezze non passeranno mai.

Jack Folla Alcatraz - di Diego Cugia - Ed mondadori

PROMEMORIA

L'ambulatorio Ginecologico è aperto
Lunedì e Mercoledì dalle 14.30 alle 17.00
e il Giovedì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00
Si trova in Via Melloni, 1b
Non si deve prendere appuntamento
Il Servizio è Gratuito
Puoi venire anche solo per un colloquio o una prescrizione

Alla prossima ragazzi!!!
Ciao a tutti da

Spero che le mie news vi siano piaciute! Cmq se non mi volete più vedere :-( prima di buttarmi nel cestino, rispondete a questa mail dicendo che volete essere eliminati dalla mailing list.