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Sesso e... dintorni

Amore e persecuzione


Domanda:

Salve,vi ho già scritto altre volte, vorrei raccontare la storia di un rapporto che è nato e finito lasciando dolore e soprattutto incapacità di capirsi.Ora sto male per questo,sono attonita di fronte a qualcosa che va oltre le mie capacità di comprensione e mi sento anche in colpa nei confronti di qst persona.E'un'amicizia nata su internet,portata avanti per un anno via mail e poi concretizzata con un incontro.La prima volta è stato bellissimo,poi lui è entrato nella mia vita senza lasciarmi il tempo di fargli spazio.Ed è entrato con tanti problemi,disagi,una sensibilità esasperata,dicendo che mi amava e che ero la donna della sua vita ma senza veramente ascoltare quello che provavo io e senza rispettare il mio bisogno di tempo.Ho ceduto quasi subito a questa pressione,nn ce l'ho fatta a seguire i suoi voli pindarici anche per le mie difficoltà nelle relazioni e per l'attaccamento che ho ad alcuni equilibri faticosamente conquistati.Amo la sua sensibilità ma non riesco a convivere con l'angoscia che mi provoca la sua vita sballata,la sua incapacità di collocarsi,il suo passato burrascoso.Ma quello che assolutamente nn riesco a sopportare è il suo gestire i miei sentimenti in modo da farmi sentire non solo verso di lui,ma anche verso me stessa come una persona cinica e cattiva.Lui si sente vittima della vita e credo abbia visto in me una specie di salvezza che ovviamente ha idealizzato,vivendo il tutto senza limiti,forsennatamente.Il mio nn corrispondere alle sue aspettative,dal momento che non riesco ad innamorarmi di lui,è vissuto come un rifiuto,si sente trattato come un "lebbroso" o un "cane bastonato".Ha minacciato di suicidarsi quando nn ci siamo visti,mi bombarda di sms in cui dice di amarmi ecc.Io non riesco a reggere a questo stillicidio compiuto con la più totale inconsapevolezza...mi fa male,anche perchè avendogli offerto la mia amicizia comunque nn posso esserne fuori,nn posso aiutarlo perchè come mi avvicino mi prosciuga. Ho provato a lasciargli la mia amicizia,nonostante innumerevoli ferite ricevute ma nn ce l'ho fatta,e ci ho messo la buona volontà.Mi viene da dire che lui nn me l'ha permesso perchè vuole tutto,è come se volesse succhiare la mia vita(peraltro sudata e faticata per un equilibrio sempre precario)per uscire dal buio della sua.Poi però se gli propongo aiuti concreti(tipo parlare con uno psicologo)mi dice che lui ce l'ha sempre fatta da solo...e si vede mi vien da dire..sembra una persona disgregata e io nn ce l'ho fatta più a fare da spettatore.Stasera gli ho detto che nn riesco a sentirlo neanche per telefono e che ormai anche mandarci i messaggini o fare gli squilli mi riempie d'angoscia..il perchè nn lo so..perchè forse lui come persona incarna una parte di me che odio.Adesso sono triste e comunque ha lasciato un vuoto.Mi sento in colpa per nn averlo saputo amare e sto male pensando a quanto può soffrire adesso, e prego che nn faccia stupidaggini.E'angosciante tutto questo...vorrei dirglielo ma come è successo altre volte per lui queste dichiarazioni nn sono altro che un appiglio per trascinarmi negli abissi,per martellarmi e per passarmi le sue angosce terribili.Vorrei un'opinione su questa mia scelta,su questa storia e su questo senso di colpa che mi soffoca.Vorrei dirgli che nn sono un mostro,ma lui mi chiama angelo mentre mi fa sentire un diavolo. Grazie dell'ascolto.S.

Risposta:

La tua lettera descrive molto bene il tuo travaglio e contiene, mi pare, le ragioni della tua scelta d'interrompere questo rapporto. Penso che il senso di colpa sia sufficientemente comprensibile se lo colleghiamo all'idea di fragilità che attribuisci a questo ragazzo, e che peraltro percepisci anche in te stessa. Mi domanderei piuttosto, a questo proposito, quale può essere stato il senso del vostro legame, che significato hai attribuito all'avere una relazione con lui, etc. Su queste cose nella tua mail dici molto, a partire da quel rispecchiamento con la parte di te che odii e che forse potrebbe essere un'occasione per guardare con sentimenti diversi, maggiormente improntati all'accettazione di sè.

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