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Domanda:

Mi dispiace disturbare ancora ma sono veramente molto angosciata.Non so come vivere qst situazione e mi sento di fronte ad un vuoto.Lui non si è fatto più sentire,alimentando le mie angosce sulla sua sorte e sul suo stato.Sono combattuta tra la sensazione di non poter fare nulla per lui,vista la sua chiusura nei confronti della realtà,e la sensazione del suo dolore così vivo,che forse è anche il mio,che quando ci sentivamo mi suscitava rabbia incontrollata e adesso invece impotenza e la colpa per non aver fatto niente.La risolutezza con cui mi ha detto,con un tono anche beffardo,che lui nn si fa aiutare credo nn lascino dubbi sulla sua rigidità e chiusura.Però dall'altra parte ci sono io che vedo le sue difficoltà e il suo bisogno di essere aiutato.Adesso forse per la prima volta capisco cosa significa voler essere aiutati..nn è un concetto così immediato come può sembrare.La risposta che mi ha dato è profondamente vera:questa esperienza ha gettato luce su aspetti di me che nn vedevo.Però continuo a vivere la mia impotenza verso questo suo dolore che mi è arrivato addosso e contro il quale nn ho saputo/potuto agire in alcun modo.L'impotenza totale.Sarà poi così..sarà vero che nn potevo fare niente?Oggi volevo sentirlo,fargli capire che comunque vorrei esserci ma qst è giusto o è solo un modo per riaccendere la miccia di una situazione destinata a riesplodere?Dentro di me lo so,so qual'è la realtà.Ma ci sono i sentimenti che la annebbiano e che nn permettono di accettarne i risvolti più dolorosi.Il fatto che lui ha comunque lasciato un vuoto in me.E sono vuoti su vuoti che si assommano e mi fanno scomparire.Poi c'è la lontananza,fisica oltre che mentale,che alimenta all'estremo questo stato di impotenza.Cosa bisogna fare quando c'è la percezione di impotenza,ma anche sentimenti così forti che nn si riesce ad abbandonare l'idea di stare vicino ad una persona?Bisogna pensare a sè o all'altro?E poi c'è divisione fra sè e l'altro in una situazione come questa,forse francamente patologica da entrambe le parti?Su queste parti psichiche che ci accomunano se le considero dalla mia prospettiva posso agire,anche con l'aiuto esterno,una forma di contenimento,dalla sua invece no,sono totalmente libere e distruttive.Distruttive anche su di me.Adesso ho come dimenticato il male che mi ha fatto ma so che se lui tornasse nella mia vita continuerebbe.Come il male che fa a se stesso.Insieme eravamo come un unico oggetto votato all'autodistruzione.E'meglio in qst casi puntare alla sopravvivenza pur trascinandosi dietro il senso di colpa?Come posso affrontarlo qst senso di colpa?Grazie dell'ascolto.S.

Risposta:

Cara S, la tua lettera è piena di domande che credo possano essere utili anche solo ad aiutarti a mettere in fila i pensieri, in un momento come questo nel quale i sentimenti, gli stati d'animo, possono essere di così difficile riordinamento. Credo che l'intensità delle cose che scrivi renda conto del tuo coinvolgimento nel rapporto con questo ragazzo e del fatto che forse in questo momento, più che di una serie di risposte a 360° c'è bisogno di provare a fare delle cose, e tu hai provato a farne una, lasciarlo, e poi darsi il tempo per pensarci su. Sai bene di non essere responsabile per lui e quindi delle scelte che farà, ma solo delle tue, delle quali chiederai tu stessa conto a te. Fai quindi per il meglio senza fretta, e auguri per tutto.

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