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Domanda:

"Sono una ragazza di oltre 20 anni.Cinque anni fa ho avuto problemi di anoressia restrittiva che successivamente si è associata a bulimia e alimentazione incontrollata.A questo si aggiungono problemi personali di varia natura per i quali non riesco in nessun modo a trovare una dimensione di vita serena.Non ho più problemi evidenti con il cibo anche se ho un peso normale,forse qualche chilo in più,e sono diventata salutista,mi piace mangiar bene e sano.Ma come ho letto nelle testimonianze di molte ex anoressiche anche in me l'anoressia non se n'è mai andata.Vive in pensieri,ossessioni,nell'invidia per ragazze scheletriche che vedo passare per strada,in paranoie,in eccentricità alimentari,nell'ossessione sempre presente e indelebile per il movimento,nella speranza di trovare la forza per riprendere,un giorno,quel folle progetto lasciato a metà.Ora vi chiedo:perchè si rimane marchiati a fuoco da problemi di questo tipo e anche se il corpo rifiorisce le ferite restano aperte?Perchè chi raggiunge determinati livelli di sofferenza nonostante tutto l'aiuto di voi psicologi porta addosso sempre lo spettro,la paura e la presenza del dolore?Penso spesso al suicidio come soluzione alla mia incapacità di vivere.Poi ormai sono troppo grande per deporre le responsabilità acquisite e ci ripenso..ma un giorno non si sa mai che riesca per sempre ad abbandonare i miei fantasmi e il fastidioso scheletro che non ho dentro l'armadio bensì dentro di me.Grazie per avermi ascoltato.


Risposta:

La sua lettera suscita affetti e pensieri per lei. Di ciò che dice mi sembra particolarmente importante questo desiderio, tenuto parzialmente segreto a sè e probabilmente ancor più segreto agli altri, di chiudere la sua esistenza, liberandosi in tal modo dalla sofferenza di vivere. Sembra cioè che lei non veda la possibilità di percorrere ancora proficuamente quella strada che ha evidentemente percorso già in parte (quel percorso che l'ha portata a ritrovare un sia pur fragile e sofferto equilibrio). Ovvero, lei è in una situazione d'imperfezione, d'incompletezza, di un percorso avviato ma non concluso, e non nella situazione di perfezione psicofisica che credo desideri assolutamente. Probabilmente si sta cominciando a rendere conto, e questo è perfettamente in linea con la sua età anagrafica di giovane adulta, che questa perfezione non verrà mai raggiunta. Davanti a questa delusione ci sono due strade: cercarla nella morte (da qui il suo desiderio) oppure perseguire una strada che accetti di prendere atto dei suoi umani limiti (del suo leggero sovrappeso, delle sue ossessioni, delle sue invidie - son pensieri che non si possono avere?) diventando quindi adulta sul serio. Lo scheletro non va abbandonato ma considerato più amorevolmente. Mi è difficile dire se le è necessario farsi accompagnare da uno psicologo in questo percorso; se lo desidera può farlo oppure farsi risentire. L'ascolterò con interesse e affetto.


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