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Newsletter:  Io e... il Cibo: il racconto di una storia

Nessuno può farti sentire infelice se tu non glielo consenti.
[T. Roosevelt]

Io e il cibo... il racconto di Maddalena
A voi la parola: vostri pensieri... poetici...
Promemoria:  Spazio Alimentazione



E chi di noi non ha un rapporto almeno "un po' complicato" con il cibo? Un po' lo amiamo, un po' lo odiamo e districarsi fra nutella, gelati e patatine fritte non è sempre una cosa facile.. 
A  volte può capitare che tutto diventi ancora più difficile, magari si vorrebbe essere diversi, magari c'è qualcosa che cambia ma non si capisce bene cosa... Maddalena è una ragazza che un po' di tempo fa ha deciso di raccontarmi la sua storia,  e dato che le sue parole possono spiegare molto meglio di me...  non mi resta che lasciarvi al suo racconto... 

LA STORIA DI MADDALENA

La mia storia risale alla 2^, 3^ Superiore, (adesso ho 27 anni), allora io sapevo pochissimo di cosa fosse l'anoressia perché se ne parlava molto poco, avevo solo notizia di una mia amica delle elementari che era anoressica e sapevo solo che voleva dire non mangiare più e quindi dimagrire tanto. Della bulimia non sapevo assolutamente niente.
Per me è iniziato come spesso inizia per tante, con una banalissima dieta cominciata in primavera, quindi alla fine della 2^ superiore, io facevo il liceo classico.
In previsione dell'estate mi vedevo un po' in sovrappeso; pesavo 57 kg e ero alta 1,65 per cui adesso dico che ero perfettamente nel peso, solo che quando ci sei dentro, c'è proprio una distorsione dell'immagine che hai del tuo corpo, perché una può vedersi molto grassa anche se pesa 40 kg.
Quindi ho iniziato questa dieta: avevo letto la pubblicità su una rivista, sai di quei libri di diete miracolose, e l'ho mandato a prendere nonostante i miei non fossero d'accordo.
All'inizio tutto bene perché stavo dimagrendo, ma poi man mano la cosa è peggiorata: iniziavo a diminuire sempre di più, la dieta effettivamente funzionava e il fatto di perdere peso era un rinforzo positivo a mantenere questo mio comportamento.
Poi a peggiorare la situazione c'è stata una brutta esperienza con una mia amica, (una ragazza che era mia amica fin dalle elementari) perché siamo andate in vacanza insieme (era una specie di vacanza studio, siamo andate via con un gruppo archeologico) e c'era anche mia mamma come accompagnatrice. Lì lei si è legata tantissimo a un'altra ragazza, in più io avevo mia mamma che rompeva perché era l'unica adulta in un gruppo di giovani, quindi io sentivo il peso di mia mamma, e in più questa mia amica anziché sostenermi se ne era andata e faceva comunella con un'altra. Io in quel momento mi sono sentita molto sola, molto tradita e probabilmente anche questo ha contribuito.
Insomma sono arrivata alla fine dell'estate che ero dimagrita veramente tanto e si era accentuata tantissimo questa ossessione per il cibo. Mi svegliavo la mattina e pensavo a cosa avrei mangiato fino a sera per cui c'era questo pensiero assillante e tutto ruotava attorno al cibo.
Le cose poi sono degenerate da settembre a dicembre perché a settembre con la ripresa della scuola ho avuto la conferma del fatto che la mia amica si era allontanata definitivamente perché si era scelta un'altra compagna di banco e proprio non mi aveva più in nota per niente. Intanto la mia ossessione per il cibo cresceva sempre di più e addirittura all'uscita da scuola nel tragitto verso casa facevo le corse per evitare che mia mamma mi mettesse il formaggio nella pasta.
Vedevo che i miei erano proprio straziati da questa cosa, anche se sono stati molto in gamba perché non mi hanno mai detto "perché non mangi", "devi mangiare" non mi hanno mai assillato, diciamo che soffrivano in silenzio.
Insomma sono arrivata a dicembre che pesavo 40 kg per cui avevo perso 17 kg da Aprile a Dicembre, si sentivano veramente tutte le ossa; ho delle foto del Natale che adesso dico: allucinanti perché proprio ero uno scheletrino. E invece in quel momento mi piacevo; se all'inizio la dieta l'avevo cominciata per piacere agli altri, ero arrivata al punto che mi interessava piacere solo a me stessa e raggiungere il mio obiettivo che era perdere sempre più peso.

Quindi anche se gli altri ti dicevano che eri più carina prima tu continuavi a non mangiare?

A quel punto a me non interessava quello che dicevano gli altri, e poi mi ero isolata tantissimo dalle amicizie; a quel punto la mia vita era: andare a scuola, studiare e pensare al cibo, basta. Anche perché lo studio e il cibo erano le due cose che potevo controllare, che dipendevano esclusivamente da me.

Ma non avevi fame?

La fame c'era, infatti chi pensa che un'anoressica sia tale perché non ha fame sbaglia perché, in realtà, lei ha fame solo che ha un controllo micidiale su questa fame.
Io dicevo a pranzo devo mangiare tot, a cena tot e non sgarravo, anzi il fatto di aver fame e di sapere di riuscire a controllarla era una vittoria, io mi sentivo la più furba.

Poi da dicembre in avanti è finita questa fase ed è finita un pomeriggio in cui sono andata al funerale della nonna della mia compagna di banco e lì mi ricordo la mia prima abbuffata. Oddio l'abbuffata è stata mangiare una micca intera di pane, comunque nelle condizioni in cui ero era tanto.
E da lì pian piano sono entrata nella fase bulimica. Della bulimia non sapevo assolutamente niente. Io mi ritrovavo a mangiare grosse quantità di cibo, per dirti uscivo per comprarmi torta salata, biscotti, patatine, tornavo a casa e li mangiavo da sola e di nascosto e mi sentivo un animale perché durante e prima dell'abbuffata ti prende una forza incontrollabile e tu non puoi fare a meno di assecondare questa forza.
Sono venuta a conoscenza di cosa fosse la bulimia perché una mia cugina di fuori Parma soffriva anche lei di questa cosa e mia zia ne aveva parlato a mia mamma, così ho scoperto che era "l'altra faccia della medaglia" dell'anoressia.

Perché mangiavi di nascosto? I tuoi genitori non volevano?

No, non per loro; mangiavo di nascosto perché è così, è un discorso di intimità, perché non è un mangiare normale, è un mangiare in modo incontrollato, per me era una cosa molto strana a cui non mi potevo sottrarre ma che sentivo non era normale. Quindi la volevo tenere per me, anche se io sapevo che i miei genitori sarebbero stati ben felici di sapere che mangiavo.

A un certo punto però la situazione mi era davvero sfuggita di mano e allora ho chiesto aiuto a una psicoterapeuta. Solo che, ho scoperto dopo, che in realtà io avevo chiesto aiuto perchè volevo che la psicoterapeuta mi aiutasse a riprendere il controllo che avevo quando ero anoressica.
Per cui ragionandoci dopo è questo quello che mi ha fatto dire "ok mi faccio aiutare" perché nella fase di anoressia conclamata è molto difficile che una persona si faccia aiutare, proprio perché c'è questo senso di onnipotenza, questo sentire di essere la più furba, di star meglio rispetto agli altri.

Quindi tu volevi tornare anoressica?

Beh, di fondo io sapevo che c'era qualcosa che non andava, una consapevolezza più o meno forte di base c'era, non potevo certo dire di essere felice quando non mangiavo, però d'altra parte c'era questo senso del controllo che mi dava soddisfazione, che mi dava un certo benessere.

Comunque da dicembre fino alla primavera le abbuffate si sono dapprima ravvicinate sempre di più poi sono andate via via diminuendo anche perché ho ricominciato a uscire con gli amici, per cui sono uscita un po' da quella solitudine in cui ero prima. Ero meno focalizzata sul cibo.

Insomma la fase critica è durata un anno tra anoressia e bulimia, poi man mano è andata scemando nel corso dell'anno successivo.

Questa storia ha fatto emergere tutta la mia fragilità. Io sono convinta che l'anoressia e la bulimia siano state un sintomo di una mia fragilità di fondo.
Avevo sempre avuto una scarsa autostima, sono stata una persona che per tanto tempo si è sottovalutata e magari se gli altri dicevano "ma no sei una ragazza in gamba" c'era sempre in me la tendenza di sottovalutarsi; anche perché io in gruppo ero sempre vista come la ragazza buona, brava con un a certa etichetta che mi pesava perché non era vero che io ero soltanto così .

Finito il periodo delle abbuffate, dopo aver parlato con la psicoterapeuta, hai fatto una dieta?

Dalla psicoterapeuta ci sono andata solo per pochi mesi, è stata una terapia breve, anche perché lei mi ricordo che l'aveva un po'… non dico sottovalutata però…, lei diceva "vabbè è stato solo un momento di difficoltà…" Insomma la psicoterapia certo mi ha aiutato, ma forse mi ha aiutato ancora di più riprendere la vita con gli amici, gli affetti, i miei, il moroso.

In tutto quel periodo i tuoi hanno fatto qualcosa, sono intervenuti in qualche modo?

No, che io sappia no. Poi la mia storia tutto sommato si è risolta in un arco di tempo piuttosto breve. La situazione non si è esasperata.
Comunque rimane sempre che il disturbo alimentare è un comportamento sintomatico di un malessere che ci sta dietro. Anche le persone che stanno a contatto con chi ha problemi alimentari devono cercare di non vedere il disturbo come il vero problema ma come il segno che c'è un disagio a livello personale.

E i tuoi amici? Ti dicevano che dovevi mangiare?

No anche perché io avevo tagliato un po' con tutti. Avevo un'amica e avevamo iniziato a frequentarci di più in questo momento e io le avevo detto che avevo molta paura di essere tradita perché già l'altra mia amica mi aveva tradita, ma comunque anche il rapporto con lei si era consolidato dopo perché in quella fase c'ero solo io, esistevo solo io e non riuscivo a crearmi dei rapporti solidi con nessuno. Anche perché uscire con gli amici spesso voleva dire andare a mangiare un gelato o una pizza e io non potevo.

Quindi neanche il richiamo del gelato con gli amici ti faceva venire voglia di mangiare?

Io mi ricordo che il primo gelato l'avevo mangiato tipo… a settembre o ottobre, me ne ero concessa uno dopo aver iniziato la dieta a aprile.

E la micca di pane? Com'è che a un certo punto ti sei messa a mangiare una micca intera?

Ho associato nella mia testa la prima abbuffata con il funerale della nonna della mia amica.
Come se fosse scattata in me la paura di morire anche perché allora pesavo 40 chili ed era veramente molto poco.

E adesso come stai? Hai superato tutto?

Sì, del tutto. Tra l'altro ora sono laureata in psicologia e da due anni ho iniziato anch'io a rispondere alle telefonate che arrivano al Filo Diretto Anoressia Bulimia (0521/231149).
Credo di avere quella necessaria distanza dal problema che mi consente di non lasciarmi coinvolgere, nel senso che quando sento qualcuno che sta vivendo un po' una fase simile a quella che vivevo io, non è che mi ritorna il subbuglio che avevo, ormai per me è acqua passata, ormai ho un rapporto con cibo che è normale.
Per un po' di tempo negli anni scorsi, quando mi dicevano "ehi ma sei dimagrita" (perché comunque può capitare in qualche momento di perdere due o tre chili) mi dava fastidio, mi raggelava perché era come se mi dicessero "eh, sei stata anoressica" per cui mi sentivo l'etichetta di essere stata anoressica, come se ci fosse una macchia nera sulla mia immagine; tante volte i problemi legati all'alimentazione rimangono nascosti, non vengono fuori perché sono vissuti come vergogna.
Ma un po' alla volta anche questa è stata una cosa che ho superato.


IL FILO DIRETTO A.B. (Anoressia Bulimia)
RISPONDE AL N. 0521/231149

Si tratta di una linea telefonica dedicata a persone che soffrono di disordini o disturbi alimentari, ai loro parenti e amici e in generale a chiunque sia in cerca di informazioni e consulenza sull’argomento. Gli operatori offrono un servizio di ascolto e orientamento.

PROMEMORIA

Ti ricordiamo che allo Spazio Giovani di Parma
è attivo lo
SPAZIO ALIMENTAZIONE
Vieni a trovarci il giovedì dalle 14.30 alle 17.30
se vuoi parlare con la dietologa
oppure dal lunedì  al venerdi
dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 17.00
per parlare con un nostro operatore

Anche questo servizio è gratuito e riservato ai ragazzi e alle ragazze fra i 14 e i 20 anni

 

A VOI LA PAROLA

Questo scritto è tratto dal sito www.ipensieri.it  che raccoglie poesie, racconti, articoli ecc. scritti dai giovani di Parma e... non solo.

GIORNO
Giorno dopo giorno
mi accorgo come il tempo vola
e si abbatte su di noi mortali
mi accorgo della non volontà di
conoscerti, ascoltarti e crederti
di alcuni "esseri viventi",
mi accorgo dell'ignoranza che regna
in menti confuse dalla bugia,
dal tradimento, dall'invidia,
dalla stupidità e dall'incapacità di risolvere
i loro problemi nel modo
più coerente con la loro vita,
invece di scegliere la via
che porta al vicolo cieco
dell'autodistruzione.
Mi accorgo come
di giorno in giorno
mentre il tempo vola
il mondo si dirige
verso questo vicolo cieco.

Elena B. - Istituto d'Arte Guidizzolo (Mn) - 18 anni


BIANCO
… bianco, tutto bianco.
Una leggerezza mi accoglie
nel suo bianco mondo…
e i suoni si sciolgono…
… come me.
E' piacevole, quasi un volo…
… e dolcemente mi acceca.
Visi, mani, bocche, occhi…
parole, amici, baci, carezze…
mi sfiorano nella mia debolezza ma non cado…
… sono nella bocca movente
di un pensiero, e mi cullo di questo lieve
vivere…

Ale - Istituto d'Arte Guidizzolo (Mn)





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