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Newsletter:  Affrontare l'invidia

“L’invidia è come un granello di sabbia: piccolo eppure in grado di accecare.”
Proverbio cinese

Affrontare l'invidia: un sentimento scomodo ma.. molto diffuso
A voi la parola:  "Realtà e non più fantasia"
Promemoria:  Riapertura Spazio Alimentazione



Care amiche e cari amici,
questo mese vogliamo parlarvi dell'invidia un sentimento scomodo, nascosto, che si può solo intuire da parte di chi l'osserva. Vi è mai capitato di essere invidiati per qualcosa? Vi siete messi insieme alla ragazza/o più bella/o della scuola e molti vi guardano di traverso? Avete preso un bel voto a scuola e osservate qualcuno dei compagni di classe abbassare lo sguardo quando passate? Siete riusciti a fare goal in una partita e il vostro compagno di squadra sottolinea, a bassa voce, che è stata solo fortuna? E' difficile trovare un invidioso che confessi di esserlo, chi dice “ti invidio” non è un vero invidioso. Chi vive questo sentimento è impigliato in una serie di inganni ed autoinganni, da cui si può provare ad uscire.

 Invidia e desiderio

Sappiamo che il desiderio nasce nell'assenza: desidero ciò che non ho, ciò che non ho raggiunto...  Il desiderio mi fa sognare, mi fa tendere alla fantasia, mi mette in una tensione creativa. Anche l'invidia nasce da un'assenza però non è creativa ma distruttiva. L'invidioso vuole distruggere e così ad esempio può arrivare a raccontare bugie pur di rovinare in modo drammatico una storia d’amore che gli ha portato via la ragazza dei suoi desideri.

L'invidia è invisibile e non è mai diretta

L'invidioso preferisce muoversi nella nebbia, lavorare ai fianchi, fare sotterfugi. Osserva le proprie "vittime" senza essere visto. Non scende mai in campo aperto, ama le imboscate, gli attacchi a sorpresa e le guerre non dichiarate: evita il duello faccia a faccia e preferisce mettere i bastoni tra le ruote. L'invidioso è un maestro dei tranelli e dei complotti, difficilmente esce allo scoperto.

L'invidia non porta a niente

La dea Invidia era sorella della Morte e viene rappresentata con l'immagine di una donna vecchia, magra, molto simile alle streghe. L'immagine della donna vecchia, e quindi in un'età non più fertile, rimanda all'idea che non può nascer nulla dall'invidia.

L'invidia non è confessabile

L'invidia non si dice, a ben vedere non è difficile da comprendere: chi può apprezzare un invidioso? Tutti noi siamo portati a escludere le persone che dimostrano di esserlo nei nostri confronti.

Come sopravvivere all'invidia

E' ingenuo pensare che denunciare l'invidia e l'invidioso possa portare a qualche risultato. In linea di massima dire quello che si pensa è una buona strategia, ma per questo caso risulta inutile il più delle volte. Può accadere che si passi dall'essere invidiato all'essere considerato dagli altri un invidioso ('chi accusa di invidia, è il primo invidioso'). L'inconfessabilità da parte di chi prova invidia impone la censura anche di chi la intercetta.
A questo punto sembrerebbe che l'unica alternativa praticabile all'invidia sia il silenzio, possiamo magari pensare che chi è invidioso non sia una persona felice, che non sia capace di vivere serenamente la propria vita ed utilizzare in modo efficace le proprie capacità. Ma allora che facciamo? Come sempre c’è una possibilità: l'umorismo! Una difesa matura dell'essere umano, che dà sale e piacere alla vita. Charlie Chaplin diceva che “un giorno passato senza un sorriso, è un giorno perso”. Trovate una forma divertente allo svelamento dell'invidia; ribaltate il discorso, fate una battuta (non acida... altrimenti non è efficace) genuina. So che avrete fantasia in questo... leggendo quello che scrivete sul sito ho scoperto che la fantasia non manca!

Come aiutare chi è invidioso

Si pensa che chi ha vissuto esperienze mediamente felici, riesca ad avere un approccio di fiducia alla vita. Alla base sta il primo legame d'amore che ognuno di noi ha sperimentato: quello con chi ci ha allevato, di solito la mamma, ma anche il papà, la nonna, la zia, ecc..., porteremo dentro di noi la ricchezza dell'amore di cui ci hanno fatto dono e vorremo in futuro donare agli altri ciò che abbiamo ricevuto. Chi è invidioso, probabilmente non ha potuto fare un'esperienza simile. Se teniamo al rapporto con una persona “invidiosa”, possiamo provare a darle una mano, a farle vivere qualcosa di diverso, di positivo. Ma  come è possibile farlo? Spesso le parole servono a poco... Si dice che l'80% della comunicazione passi attraverso il linguaggio non verbale (come ci muoviamo, i gesti delle mani, le espressioni facciali, ecc...). Se penso che una mia amica sia gelosa di me, potrò cercare di fargli sentire la mia vicinanza con piccoli gesti: un abbraccio, un pensiero carino, un aiuto...
La volpe diceva al Piccolo Principe: “Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi”.

E per i più curiosi…

L’invidia nella storia

Nell'Antica Grecia Invidia era una divinità figlia della Notte e sorella della Morte, è descritta come una vecchia livida e scarna, con la pelle raggrinzita e una chioma di vipere. Ad un certo punto, gli Dei dell'Olimpo la cacciano. Per i padri della Chiesa, l'invidia è una manifestazione soprannaturale del diavolo, che sotto le vesti di un serpente ha indotto l'uomo al peccato e alla sofferenza con la cacciata dall'Eden, il Paradiso dove abitavano Adamo ed Eva.

Invidia: Etimologia

Se guardiamo all'etimologia della parola, potremo vedere che deriva dal latino “in-videre”, cioè non vedere, guardare con sospetto, in modo maligno. Infatti, la preposizione “in” ha un duplice significato quella di negare e quella di dare un accento negativo al verbo.

A VOI LA PAROLA

Realtà e non più fantasia

Tutto intorno a me scorre veloce, e il mondo vuole che anch'io diventi rapida, decisa e veloce. Io non capisco, nessuno mi dice niente. Ed eccomi qui, ciò che ero, ciò che sono e ciò che sarò
Ed eccomi qui, catapultata troppo presto in un mondo che non mi appartiene, tutto intorno a me scorre veloce, e il mondo vuole che anch'io diventi rapida, decisa e veloce. Io non capisco, nessuno mi dice niente. Ed eccomi qui, ciò che ero, ciò che sono e ciò che sarò. Sempre e solo io. Ma io non piaccio così, mi vogliono diversa, mi vogliono come piace a loro. Mille vie attorno a me. Quale devo prendere? Non esiste nessuno che mi aiuti? Ed eccomi qui, alla ricerca della mia strada: mia, unica, di nessun altro, da condividere sì, ma apparterrà sempre e solo a me. Ed eccomi qui, lungo questo cammino, alla ricerca e alla scoperta di ciò che sono e sarò.

M. S. - Istituto Melloni Parma

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