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Newsletter:  Piercing e Tatuaggi: in superficie e in profondit?

Esistono molte cose nella vita che catturano lo sguardo, ma solo poche catturano il tuo cuore: segui quelle.
[Winston Churchill]

Piercing e Tatuaggi: In superficie e in profondità 
A voi la parola:  "Sincerità con se stessi"
Promemoria:  Chiusura Estiva Spazio Giovani



 Cari amici, ora che siamo nel pieno dell'estate e il corpo è sotto lo sguardo incuriosito di tutti, abbiamo pensato ad un viaggio alla scoperta del significato di piercing e tatuaggi che oltre a colorare i nostri corpi, si inseriscono in un contesto di crescita dei ragazzi; convinti sempre più del fatto che gli adolescenti esprimano contenuti profondi attraverso i loro gesti apparentemente enigmatici, abbiamo riflettuto sulle risposte che loro stessi ci hanno dato.

Abbiamo chiesto a ragazzi e ragazze quali siano i motivi che inducono a farsi un piercing o un tatuaggio, ecco le loro risposte.

Per se stessi prima di tutto

La maggioranza degli adolescenti che hanno un piercing o un tatuaggio, e soprattutto le ragazze, sono concordi sul fatto che non si fanno per piacere di più agli altri, ma prima di tutto per se stessi, quindi, qualcosa di personale e privato: “...non più capi firmati dalla testa ai piedi, ma tatuaggi e piercing, anche segreti, che parlano a te stesso...non si fanno per piacere di più agli altri ma per se stessi prima di tutto”, e “A me piace averli per me, mi sento a posto avendoli, ho un tatuaggio dietro al collo che non si nota ma mi piace l'idea di averlo, ho pensato molto prima di farmelo e poi rispetto al piercing mi piacerebbe farne uno sulla lingua perché mi piace molto l'idea che non si vede...sono tutte cose personali”. I ragazzi sono molto decisi nell'affermare la loro convinzione che piercing e tatuaggio rispondano prima di tutto ad una scelta personale: “È una cosa che si fa per sé, io l'ho fatto in un punto in cui gli altri non lo vedono quasi mai, io invece lo vedo quando voglio, l'ho fatto per me, per il mio corpo, non so come spiegarlo, l'ho fatto io...se ti piace lo fai ma non se piace ad un altro”.

Per esprimere un'appartenenza

È presente, inoltre, il bisogno di ricercare una propria autonoma verità, differenziandosi e opponendosi in particolare rispetto alla generazione precedente: “Nella loro generazione c'erano i capelli lunghi, i pantaloni a zampa d'elefante...che adesso non ci sono più. Però adesso si vedono piercing e tatuaggi che è una moda, che si sta evolvendo in questi anni, e prende anche i loro figli, come a loro gli piacevano magari i capelli lunghi e i genitori gli dicevano di no, così adesso i loro figli hanno i tatuaggi e i piercing e i genitori dicono di no. È sempre un susseguirsi di cose...”.

Per apparire e comunicare

Altri ragazzi sembrano farne invece una questione unicamente estetica: “Sono cose che si fanno per apparire”, quindi acquisiscono il loro senso nel momento della vita in cui si ha maggiormente bisogno di attirare l'attenzione, di non passare inosservati: “Quando si è al massimo del proprio splendore, non ti vai a fare un piercing a 70 anni…” e “Sì, insomma, è un tentativo di ornare, abbellire, valorizzare il corpo”. L'intento di abbellirsi presuppone però anche quello di richiamare l'attenzione di qualcuno e di mettersi in relazione con gli altri: “Con il corpo comunichi un sacco di cose, quindi è un modo di comunicare agli altri, tramite appunto il corpo...Lo faccio anche per farmi vedere e capire: rappresenta la mia personalità perché io sono come sono, non ho bisogno di conferme in un tatuaggio, però magari per gli altri può essere un indice...per comunicare qualcosa agli altri...E' il modo di comunicare più efficace e radicale, al di fuori di quello orale, in modo deciso e duraturo”. In questa funzione di "comunicatori sociali" immediati e non verbali, piercing e tatuaggi possono essere utilizzati in due direzioni: per sancire l'appartenenza, per sentirsi simili, complici, oppure per differenziarsi, alla ricerca di una propria originalità: "In un determinato gruppo tutti hanno il piercing o il tatuaggio e devono essere allo stesso livello, ci possono anche essere compagnie in cui ciascuno ha quello che vuole, è anche un modo per essere tutti uguali o contraddistinguersi dagli altri".

Un'altra domanda che abbiamo posto è quale sia l'età che gli adolescenti stessi ritengono “giusta” per fare un tatuaggio o un piercing.

La maggior parte crede che l’età giusta sia “16, 17, fino a 18 anni”, sia per quanto riguarda il piercing che il tatuaggio. L'età che comunque viene percepita non solo come legittima , ma anche appropriata copre un intervallo di tempo abbastanza limitato che va dai 15 fino ai 19-20 anni. “L'età giusta? È la nostra”, afferma perentoriamente una giovane intervistata.
Prima e dopo, l’operazione non è ritenuta legittima perché non è altrettanto “vera”: l’opinione che gli adolescenti prevalentemente esprimono su coloro che utilizzano le stesse pratiche in altre età della vita è che si tratti solo di imitazioni: “Secondo me è un fenomeno generazionale. Poi ci sono anche 30enni, 40enni che lo fanno, ma secondo me è come se un pò copiassero”.

Quello che viene a più riprese sottolineato è il coincidere della decisione di farsi un piercing o un tatuaggio con un momento della crescita in cui diviene per la prima volta possibile assumere decisioni importanti ed autonome, formulando una rappresentazione di sé distinta da quella dell’infanzia, ancora pesantemente condizionata dalle immagini e dalle aspettative dei genitori: “Appena apri gli occhi, quando smetti di essere bambino, 13-14 anni”. Allo stesso tempo, è altrettanto importante che queste modificazioni dell’aspetto corporeo intervengano in una fase ancora percepita dai ragazzi come spazio di crescita, quindi di trasformazione; affermano alcuni degli adolescenti: “Secondo me una persona dai 13 anni ha la capacità di pensare, di riflettere su quello che vuole fare, non matura del tutto, ma abbastanza per decidere se vuole farsi un piercing o un tatuaggio”. In questo senso anche rispetto all'adesione alla moda l'atteggiamento degli adolescenti è variegato: piercing e tatuaggio infatti arrivano come proposte generazionali, ma il significato che assumono è percepito come qualcosa di strettamente personale, ed è per questo che, nelle interviste, c'è chi annota: “È una cosa più intelligente farselo da grande perchè da piccolo tendi più a seguire la moda mentre da grande puoi decidere meglio...”.

Abbiamo visto ragazzi metallizzati e disegnati sulla pelle che si esibiscono sull'autobus, sul treno, al tavolo di un locale, in giro per le strade, seduti ai banchi di scuola in attesa che qualcuno li guardi e capisca il messaggio, il loro bisogno di “esserci” nel mondo e in qualche modo il desiderio di festeggiare la loro nuova “nascita”. Abbiamo colto il loro bisogno di esprimere dei contenuti che urgono impetuosi alle soglie della loro mente, nell'anticamera del pensiero, e, di conseguenza, la necessità di una lavagna dove disegnarli, uno schermo dove raffigurarli, il corpo, appunto; il bisogno nei loro progetti di maturazione di conoscersi, di sperimentarsi, di esplorare, di mettersi alla prova, ma anche di confrontarsi con i propri limiti, con l’altro, con il nuovo e con il diverso:
“Deve essere nell’età in cui si ha voglia di cambiare tutto, però devi tener presente anche quello che fai, devi avere i piedi per terra perché magari se sei troppo giovane non pensi alle conseguenze o le pensi troppo superficialmente, devi essere sicuro e sapere cosa ti aspetti…”.

“Anche il più mite e decorativo uso del tatuaggio allude alla necessità di usare la superficie del corpo come si usano i muri per i graffiti, cioè, per lasciare una traccia del proprio passaggio e della propria esistenza”
[P. Charmet, A. Marcazzan]

A VOI LA PAROLA

Sincerità con se stessi

Io credo abbastanza in me stessa, dipende dalle situazioni, sono molto orgogliosa, ma se ho torto so rendermene conto. Penso che una persona per credere in se stessa deve lasciarsi scorrere addosso i giudizi negativi delle persone, magari gelose, se no inizia a farsi troppi problemi, a chiudersi in se stessa e non riesce più a credere in sé. I complimenti sono sempre ben accetti ma non da montarsi la testa, anche perché l’essere belli, aver successo non vale molto, una persona deve essere bella dentro e trasmettere agli altri la bellezza interiore non solo quella esteriore. Io sono una ragazza molto, forse troppo sensibile; a volte non è sempre un aspetto positivo, perché per una cavolata magari ci rimango male e non riesco a fare finta di niente, ma una persona insensibile per me non vale niente.. Per credere in noi la prima cosa, secondo me, è la sincerità con se stessi e non nascondere l’evidenza perché magari si ha paura di affrontare certe situazioni

Fiu - Istituto Toschi

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