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Spazio giovani - Il consultorio per adolescenti dell'azienda usl di Parma

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Newsletter:  'E la preoccupazione divenne paura, e le strategie divennero rituali...'

"Quando hai paura di qualcosa, cerca di prenderne le misure e ti accorgerai che è poca cosa"
[Luciano De Crescenzo]

"E la   preoccupazione divenne paura e le strategie divennero rituali"  
A voi la parola: "Le persone che mi aiutano a crescere"
Promemoria:  Tornano i normali orari dello spazio giovani



Ciao ragazzi!  Eccoci di nuovo qui!!
Mentre molti di voi erano in vacanza io ho continuato a cercare storie interessanti da raccontarvi e ho conosciuto una ragazza, Caterina, che mi ha parlato di una situazione molto particolare che ha vissuto in prima persona. All'inizio sono rimasto sbalordito, mi sembrava un racconto varamente  strano, Caterina  mi ha confidato che inizialmente la pensava allo stesso modo ma poi ha scoperto che anche altre persone hanno vissuto esperienze simili!
Le ho chiesto quindi di scrivere la sua storia per voi...  ed eccola qui tutta da leggere!
Buona lettura e buon rientro a tutti!

 E la preoccupazione divenne paura...

"Mi chiedevo perchè fosse successo a me.
Dovevo farlo, ero obbligata in qualche modo, c'era una forza minacciosa e  più grande di me che mi impediva di fare altrimenti. Ma ci soffrivo tremendamente.
Non era così che bisognava vivere, me ne rendevo conto, ma semplicemente non c'era altro modo, per me.
Obbedivo, semplicemente, mentre piangevo."

Non vi so dire esattamente come sia iniziato tutto. So solo che da quel giorno, da quella infelice idea di entrare in camera mortuaria e assistere alla visione di quell'uomo morto, da lì la mia vita è cambiata, travolta da un qualcosa che non riuscivo a controllare. Era un parente, lui, che avevo visto due volte al massimo in tutta la mia vita. Non me ne interessava niente e non so neanche come sono arrivata alla decisione neanche troppo ragionata di vederlo lì, disteso nella bara, inerme.

Troppi pensieri affollarono la mia mente in quell'istante, a quella visione. Probabilmente mi assalì la paura della morte, quel pensiero che a 15 anni solitamente non ti poni e non vuoi assolutamente porti, fatto sta che mi invase completamente l'idea delle sue cellule morte, e mi fece andare nel panico.
Uscii di lì e mi resi conto che avevo sbagliato. Vedevo tutta quella gente in quel posto macchiata di una sporcizia invisibile, ma che ero certa ci fosse .
Già in macchina iniziai a progettare un qualche modo per ripulirmi da quell'inquietante contagio.
Nessuno di quelli che avevano condiviso questa esperienza con me sembravano preoccuparsi come e quanto me, e ciò non mi aiutava. Ero in allarme, bisognava disinfettarsi al più presto e al meglio per poi poter vivere tranquillamente. Invece non collaboravano.
Una volta a casa misi tutti i vestiti a lavare e  mi infilai in doccia. Uscita però mi resi conto che davvero i miei non stavano pensando come me, sembravano tanto tranquilli, tanto “superficiali”... Continuavano a vivere come avevano sempre fatto, come se niente fosse accaduto. Assurdo.

E' iniziata così, ragazzi. Vi risparmierò lo sviluppo, o rischierei di diventare noiosa, vi farò invece capire fin dove la cosa si è spinta.

Ormai ero in stretto rapporto di convivenza con lui. Non sapevo chi fosse, neanche come fosse fatto... Non si faceva mai vedere bene in viso. Lo avvertivo solo come un'ombra scura davvero vicinissima a me, che mi invadeva anche lo spazio corporeo. E, cosa più importante, lui aveva controllo della mia psiche e di conseguenza del mio comportamento. Mi guidava la percezione delle cose, mi faceva notare tremendamente ciò che era sporco e ciò che era pulito. La sua minacciosità faceva sì che io memorizzassi alla perfezione ciò che era stato contaminato e ciò che invece era preservato. Dovevo farlo, dovevo tenere sotto controllo tutto, o sarei stata spacciata per sempre.

Ormai in casa ciò che era “pulito”, sano, si limitava a ciò che io avevo custodito e preservato. Mi ero costruita un mondo sicuro. Avevo i miei libri, un armadietto, le mie cose e non le facevo toccare a nessuno dei miei. I miei familiari erano un pericolo potente per me. Loro non avevano notato il “pericolo” iniziale e non se ne erano “disinfettati”, e così ora tutta la casa – che loro ovviamente usavano – era contaminata, assolutamente off limits per me. Un contatto sbagliato avrebbe inevitabilmente portato a ORE di pulizia, interminabile, OSSESSIVA.

Come quando si pranzava. Attendevo l'ora di pranzo con seria angoscia, perchè sebbene facessi moltissima attenzione a non toccare il tavolo e la tovaglia, sebbene mi sedessi sulla sedia e non sul coprisedia come facevano gli altri, sebbene facessi tutto il possibile, come minimo ero costretta a usare le posate. 
Agli inizi mi preoccupavo solamente di evitare ciò che reputavo sporco, e nel caso di qualche “incidente” mi lavavo le mani come fanno più o meno tutti, solo con particolare attenzione. Con l'andar del tempo, assecondando le mie preoccupazioni era come se le confermassi, e confermandole le preoccupazioni divennero fobie, e le strategie per “proteggermi” dalla contaminazione divennero dei rituali che occupavano sempre più tempo ogni giorno, fino a prender possesso della mia vita quotidiana.

Pensavo sempre più al mio problema, ossia quello di non essere infetta, e più ci pensavo più trovavo delle imperfezioni nel mio modo di agire, delle precauzioni che non prendevo o che prendevo male, con un margine di incertezza, e che quindi non mi assicuravano di esser sicuramente “salva”. Allora risolvevo la cosa isolandomi ancora un po' di più dal mondo “sporco”, che diventava sempre più fonte d'angoscia per me, o perfezionando i miei metodi di disinfezione.

Finii per essermi costruita un rituale per ogni cosa. Le mosse giuste per prepararmi per la scuola, per prendere gli oggetti, per lavarmi, per dormire (dovevo limitarmi alle zone del letto che non erano certamente state toccate dai miei o da me stessa mentre ero sporca), e così via. Non riuscivo neanche a dormire troppo bene per questo. Ma la cosa più traumatica sicuramente era il lavarsi. Era un processo che comprendeva diverse cose. Prima mossa "x" per tot volte, poi mossa "y" per altre tot volte, eccetera fino a non finire. Se mi saliva il panico perchè avevo eseguito le mosse in maniera sbagliata o anche minimamente imperfetta non potevo lasciare indietro il dubbio, o la mia vita non avrebbe potuto svolgersi “tranquillamente”, e perciò riprendevo tutto dall'inizio o quasi. La cosa finì per occuparmi gran parte della giornata.

“Ma ti sei appena fatta una doccia di due ore, che cosa ti lavi ancora a fare???” disse mia mamma, “Lasciami stare!” sbottai triste.
“Cosa ne vuoi capire, tu! Ho sfiorato la vasca!” pensavo tra me e me, sull'orlo di un pianto isterico.

Mi curai. I miei mi portarono da un neuropsicologo. Lui mi accompagnò attraverso una terapia psicologica accompagnata da una farmacologica. Inizialmente mi rifiutai di prendere quei farmaci. Pensavo che mi avrebbero fatta guarire contro la mia volontà, a forza, invece volevo essere io con le mie gambe ad uscirne. Dovevo poter controllare la situazione, in qualche modo.

Poi capii che dovevo farlo, questa faccenda mi stava bloccando la vita. “Sono davanti a un muro che mi frena. E' un vicolo cieco che ho percorso fin troppo a fondo. Non mi resta altro che due possibilità: o continuo a sbattere la testa contro il muro, e finirò per morirne, o giro i tacchi, torno indietro, e vado via di qui”. Quella terapia mi avrebbe aiutata, lo sapevo. Avevo davanti a me la mia vita completamente denaturata e disidratata, e i miei distrutti da questa situazione. Non avevo altra scelta.

E così ho preso la forza che dimostravo ogni giorno conducendo quella vita inumana, e mentre in questo modo si rivelava contro di me, l'ho convertita a mio favore.
 L'ho usata per prendere a pugni di volta in volta un pezzo di quell'ombra oscura, e ogni pezzo, ogni volta che sferravo il colpo, al primo sfiorarlo finiva per scoppiare proprio come una bolla di sapone. Così iniziai a rendermi conto che era un'ombra estremamente debole, quel sistema di fobie, tanto debole da non poter essere reale. Le cose reali hanno motivo d'essere, hanno cause e conseguenze. Io invece stavo riuscendo a sconfiggere tutto e mi rendevo conto che ad ogni infrazione delle imposizioni che quell'ombra mi faceva non ne conseguiva assolutamente nulla di ciò che mi minacciava, di ciò per cui provavo quella tremenda ed insostenibile angoscia: anche evitando di ripetere mille volte quei rituali, anche lasciandomi sfiorare da ciò che temevo fosse contaminato, anche se non passavo ore e ore a lavarmi, mi resi conto che non mi succedeva nulla di terribile.
Certamente non fu facile, ma fu una grande soddisfazione.

Alla fine “Ne sono fuori”, mi dissi, orgogliosissima di me stessa.
Ho concluso la terapia psicologica e quella farmacologica, ma appena troverò del tempo tornerò dal medico per ringraziarlo di avermi fatta letteralmente RINASCERE.

A VOI LA PAROLA

Le persone che mi aiutano a crescere

Io ho poca fiducia in me stessa, sarà per le varie cose che mi sono capitate, troppe cose nella vita, ad un’età in cui non è possibile dare spiegazioni. Fortunatamente mia nonna, cioè la persona che insieme a mia mamma, mi ha aiutata a crescere, è stata presente, disponibile e ha sempre cercato un modo adatto alla mia età di spiegarmi le cose, anche mia mamma è così, è sempre stata in grado di sostenermi ed è grazie a loro che ho quella poca fiducia in me. Le mie donne (mamma e nonna) credono così tanto in me che me lo ripetono ogni giorno.
Poi arrivo alle superiori e puff! Mi trovo la professoressa di Religione, penso che sia una delle persone più oneste e belle d’animo. Io mi fido di lei ciecamente, e quando ho un problema non esito ad andare da lei, ha sempre il consiglio giusto e riesce sempre a metterti a tuo agio. Lei crede molto in noi e in tutti i suoi alunni e si farebbe in quattro per ognuno di noi e per questo non la ringraziamo mai abbastanza!!! Queste donne sono veramente fondamentali e non smetterò mai, mai, mai di ringraziare della fiducia costante che mi danno ogni giorno! Concludo con un grazie donne!

Chicca - Istituto Melloni

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