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Newsletter:  Liberi dalle prepotenze dentro e fuori la scuola

Soltanto chi non ha bisogno né di comandare né di ubbidire è davvero grande
[J. W. Goethe]

Liberi dalle prepotenze  dentro e fuori la scuola
A voi la parola: Che vita sarebbe senza libertà?
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Ciao ragazzi, una cara amica mi ha raccontato una storia che voglio condividere con voi. 
Aveva la vostra età e… come molti di voi non vedeva l'ora che suonasse la campanella dell'ultima ora!!! Ma  quei viaggi in autobus all’uscita di scuola non erano come li aveva immaginati... 

Liberi dalle Prepotenze

“Sono sempre stata una ragazza chiusa e quindi facile bersaglio dei coetanei. Stavo per iniziare le scuole superiori, avevo proprio deciso di voltare pagina e di farmi conoscere come una persona estroversa e simpatica…  ma ancora non sapevo che il mio incubo stava per iniziare proprio in quel periodo.
Pochi giorni dopo l'inizio della 1° liceo inizio a sentire degli appellativi poco gradevoli sull'autobus, provenivano da ragazzi più grandi che non avevo mai visto prima, così anche se questi si trovavano sempre vicino a me, cercavo di convincermi che non potevano essere indirizzati proprio a me… perchè loro non mi conoscevano e non potevano aver scelto proprio me fra le tante persone che c'erano sull'autobus…, mi dicevo che non potevo essere stata così sfortunata da esser presa di mira anche in un ambiente nuovo! Invece passavano i giorni e purtroppo mi sono accorta (o meglio loro hanno fatto di tutto perchè me ne accorgessi) che ce l'avevano esattamente con me.

Da quel momento avevo solo due pensieri costanti (e purtroppo fra questi non c'era quello di reagire alle prese in giro): nella mia testa di ragazzina pensavo che se non avessi reagito, il resto dei passeggeri dell'autobus non avrebbero capito che si rivolgevano a me…  l'altro pensiero che mi frullava era quello di evitare "loro" prendendo altri autobus (ma diventava difficile spiegare ai miei genitori perchè volevo prendere un pullman che mi portava a scuola 1 ora prima delle lezioni!). Sono passati tantissimi anni ormai (15...) ma ancora ricordo il fiato sospeso fino alla fermata dell'autobus, quando salivano mi facevo piccola piccola, forse speravo che non mi vedessero, mentre se non salivano ero rilassata e non ci pensavo più fino all'ora del ritorno... passavano i mesi, gli anni… e loro erano sempre lì, su quel maledetto autobus a prendermi in giro e io mi facevo sempre più piccola…, fuori avevo una vita "normale" avevo qualche amica (a cui non ho mai detto nulla) e un ragazzo (anche con lui sono stata a lungo zitta).

Nei week end evitavo di andare in posti dove avrei potuto incontrare quelli e a scuola non ci volevo più andare anche se sono sempre stata brava... quella strada che divideva la mia casa dalla scuola era diventata un incubo... con i miei non mi confidavo perchè ormai mi ero convinta che era un problema mio, cioè che quelli mi sfottevano perchè lo meritavo, perchè avevo qualche cosa di sbagliato altrimenti non si spiegava come mai avessero scelto me fra tanti, e chiaramente non mi fidavo di nessuno...  “


Cos'è il bullismo?

Il bullismo è un fenomeno caratterizzato da prepotenze e da prevaricazioni fatte da bambini o da ragazzi verso i loro coetanei, specialmente nel contesto che riguarda la scuola, che implica molestie verbali, possibili violenze fisiche o persecuzioni (ad esempio minacce, furti, estorsioni, percosse, ecc.) di persona o tramite i canali informatici (come internet o sms), spesso in base ad una discriminazione culturale, di genere o di orientamento sessuale.
Perché si possa effettivamente parlare di bullismo, questi comportamenti devono essere ripetuti nel tempo e coinvolgere sempre gli stessi soggetti, di cui uno/alcuni in posizione dominante (“i bulli”) ed uno/alcuni più deboli e incapaci di difendersi (“le vittime”).

Il bullismo in alcuni casi è caratterizzato da una relazione diretta tra il bullo e la sua “vittima” e comporta atti di violenza verbale, psicologica e di cyber bullismo (o bullismo informatico); in altri il bullo tende ad escludere o isolare la vittima, mettendo in giro delle voci, o dei pettegolezzi falsi.

Il bullismo non prevede solo il bullo e la “vittima” sulla scena, ma possono essere presenti anche altre persone che vengono definite “spettatori”: si tratta di quei ragazzi e quelle ragazze che partecipano all’evento, anche solo osservando, senza prenderne parte attivamente. Possono essere presenti anche gli “aiutanti” o “gregari”, che offrendo il loro aiuto ottengono la sicurezza di non essere toccati dai “capi”.

Dunque nell’osservare scene di prepotenza c’è chi si diverte e fa il tifo per il bullo. Altri fanno finta di niente, quasi sempre per non essere coinvolti. Solo una piccola parte si spaventa, a confermare il fatto che, per la maggior parte delle persone, questi atti tendono ad apparire non come appariscenti od eclatanti, ma come piccoli gesti quotidiani che passano per scherzi.

Chi è il bullo?

Le cause dei fenomeni di bullismo non sono solamente nella personalità del bullo, ma anche nel modo in cui è cresciuto, nell'influenza che hanno gli stereotipi culturali, i messaggi trasmessi dai canali comunicativi (come ad esempio televisione ed internet ) e nel tipo di relazioni che esso vive.

Il bullo è un ragazzo che tende spesso a sottovalutare la propria personalità, che può avere un atteggiamento autorevole e avere la tendenza a controllare l’ambiente circostante.
Molti di essi non sono ragazzi “cattivi”, ma ragazzi che non sono capaci di avere rapporti affettivi positivi e non abituati ad avere sensibilità verso gli altri. Alcuni spesso hanno poco controllo sulla loro aggressività, altri hanno problemi di autostima, di fiducia in se stessi e cercano con la prepotenza rassicurazioni e conferme sulla propria identità. Altri ancora possono riportare nelle relazioni sociali modelli appresi in famiglia o disagi e tensioni personali che non riescono a risolvere e che scaricano sugli altri con la prevaricazione.


Chi è la vittima?

Le vittime sono solitamente persone sensibili, timide, disponibili verso gli altri, poco aggressive, poco consapevoli delle proprie capacità fisiche e morali, e quindi possono avere maggiore difficoltà a difendersi.
Queste persone possono stare male a causa di quanto subiscono, sentirsi frustrate perché incapaci di risolvere la situazione, provare un forte senso di svalutazione della loro identità.

Solitamente non parlano con gli adulti di quello che sta succedendo, perché pensano di doversela cavare da soli o perché provano vergogna nel chiedere aiuto, nonostante sarebbe completamente legittimo, poiché sono in evidente posizione di svantaggio.

Alcune vittime sono definite “provocatrici” poiché mostrano atteggiamenti che disturbano gli altri, danno fastidio, provocano l’aggressività del gruppo dominante, o addirittura della classe intera. Le vittime sembrano fare di tutto per attirare su di se l’attenzione, anche se questo comporta subire dei comportamenti aggressivi. Molto probabilmente la maggior parte di loro cerca di avere un ruolo, uno qualsiasi, all’interno di una classe o un gruppo di amici dove faticano ad integrarsi. Questi ragazzi dimostrano spesso di avere problemi relazionali o difficoltà di socializzazione e andrebbero aiutati a comportarsi in modo differente.

“...... Arrivata in 4° liceo non ce la facevo più l'ansia e l'angoscia erano sempre più grandi, il mio ragazzo iniziava a chiedere spiegazioni circa il mio strano atteggiamento… un giorno al telefono gli ho raccontato il mio incubo che durava da 4 anni e mi sono sentita meno sola.... il mio ragazzo era un adolescente come me e ha risolto la faccenda come ha potuto (io non ho mai voluto indagare approfonditamente su che cosa avesse detto a quelli) fatto sta che dal lunedì successivo gli insulti erano finiti... purtroppo non era finito l'incubo però, perché io continuavo a sentirmi in ansia.  La situazione è migliorata quando ho trovato finalmente persone intelligenti all’Università che senza bisogno io parlassi si sono accorte che, se c'era un gruppetto di ragazzi, io stavo sempre in disparte a testa bassa…  queste persone silenziosamente mi hanno presa per mano e mi hanno accompagnato all'interno del gruppo, delicatamente, facendomi capire che ci si può fidare degli amici… di questo sarò loro sempre grata.”

E se sono spettatore? …Cosa fare di fronte al bullismo?

Qualora ti trovassi nella situazione di assistere ad un comportamento di bullismo, è importante non deridere, non sottovalutare o minimizzare quello che sta accadendo, e non esprimere apprezzamenti per gli “scherzi”, perché il bullo - o i bulli- senza un pubblico che li approva sono “meno forti”. Chi ride o fa finta di nulla, anche senza volere, diventa complice del bullo.
Contro le prepotenze a cui assisti è quindi importante chiedersi che cosa si può fare per cambiare la situazione.

Molto utile può essere parlare con i compagni di classe o gli amici che come te sono spettatori, convincendoli a non stare in disparte e ad intervenire in difesa di chi subisce “angherie”, in quanto 
è molto importante manifestare solidarietà e sostegno alla vittima, cercando di consolarla e di non farla sentire da sola.
La vittima spesso vive nel silenzio la propria sofferenza e si sente isolata, per questo è opportuno avere una grande sensibilità nell’avvicinarsi a lei e darle la possibilità di esprimere il suo disagio.

Allo stesso modo è importante parlare a tu per tu con il bullo facendogli comprendere che ci sono altri modi per stare insieme, perché anche lui ha bisogno - come tutti - di essere accettato, capito e di avere amici veri, quindi di essere circondato non solo da persone che lo temono.

Il bullismo si può quindi contrastare attivamente, partendo dal riconoscere che esiste un problema e che la colpa non è della vittima, e ponendo poi la situazione all’attenzione degli adulti o dei coetanei di cui ci fidiamo (genitori, insegnanti, fratelli maggiori, parenti, amici, compagni di classe). Chiedere un aiuto determina sia la possibilità per il bullo di modificare i suoi comportamenti e relazioni (quindi aiutandolo a migliorare/ crescere), sia l’opportunità per la vittima di cambiare la situazione che sta vivendo (quindi aiutandola a vivere serenamente).

Non solo…  il Ministero della Salute ha istituito un
numero verde gratuito
per i giovani che vogliono chiedere consigli,
aiuto e sostengo per le angherie che subiscono da parte dei bulli nei vari contesti sociali;
il numero verde è: 800/ 66.96.96.
 

“..... Oggi ho 30 anni, sono un'insegnante e continuo a dire ai miei alunni che se mai nella vita dovessero pensare di essere vittime di bullismo, non devono assolutamente stare zitti e pensare che sono loro quelli sbagliati, ma parlarne con qualche adulto perchè se lo porti con altri il fardello è più leggero e perchè "quelli" sono forti solo perchè noi glielo permettiamo… ma se ci uniamo "quelli " non sono più niente, se non dei codardi che devono dimostrare il loro valore in questo modo idiota...”  (Marta, 30 anni)


CHE VITA SAREBBE SENZA LIBERTA’?

La libertà per l’uomo è come la scintilla che fa scattare la vita. Chi non è libero muore dentro, libero di pensare, soprattutto libero di volere, decidere, parlare e fare, libero di volare e sognare un’isola che non c’è. Libero di costruirsi un mondo interiore senza pregiudizi, liberi di essere ciò che si vuole, se ti senti di correre nella gente, fallo!
Libero di viaggiare e di scoprire cose nuove, libero di esprimersi e di mettersi in gioco, libero di amare senza paura.
Ridere ti fa sentire libero, guardare negli occhi una persona di cui hai timore è essere libero, vivere, vivere, vivere e vivere ancora è essere libero!

Terry - Istituto Giordani – 19 anni

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