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Newsletter:  Londra: il mio vaggio nel viaggio

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi
[Manuel Proust]

Londra:  il mio viaggio nel viaggio
A voi la parola: Classificati e sarai accettato ma ne vale la pena?
Promemoria:  
Chiusura Natalizia




Tutti sappiamo che non c’è parassita più resistente di un’idea, ma forse non tutti riescono a capire che il modo migliore per abbandonarla è provare a vedere le cose da un’altra prospettiva.
Provare è il verbo della vita!!! Provando potresti scoprire cose di te che neanche sapevi.

LONDRA: IL MIO VIAGGIO NEL VIAGGIO

PRIMA DI PARTIRE: ….

Sono una ragazza di 26 anni e vi vorrei raccontare la mia prima avventura in una città in continua trasformazione.
Tutti voi sarete cresciuti in qualche posto nel mondo, un posto che vi ha trasmesso delle regole, dei modi di vivere e delle idee, e anche dei pregiudizi, che si fa fatica ad abbandonare.
Un pregiudizio è un giudizio che viene fatto  a priopri,  senza aver avuto esperienza o conoscenza diretta con l'oggetto in questione.
Parlo di fatica perché i pregiudizi e gli stili di vita fanno talmente parte della nostra persona, che ci sembra difficile poterli cambiare. Ma non è così. Si può fare. E solo provando ci si riesce. 
Ho vissuto sempre in un piccolo paesino toscano dove, purtroppo, la mentalità sembra  ristretta rispetto a quella cittadina. Molti sanno come impieghi le giornate, alcuni credono di conoscerti, altri parlano bene o male di te, addirittura, a volte, si inventano storie su di te; alcuni ti giudicano, anche solo con lo sguardo; alcuni ti invidiano, altri ti lodano.
Potrei continuare all’infinito, ma tanto so che avete capito benissimo di cosa sto parlando.
La vita di paese è questa, coi suoi pro e i suoi contro.
Sì perché in paese in fin dei conti si sta bene: ci si è cresciuti, si hanno legami che durano da anni, si ha la propria famiglia, la propria collina, il proprio albero dove arrampicarsi a Maggio per poter mangiare due ciliegie direttamente dalla pianta.

Com’è iniziato?

Mi sono bastati 5 giorni di vacanza per capire che dovevo provarla, scoprirla….VIVERLA, in ogni suo angolino.
Lo scorso anno, infatti, decido di andare a trovare un'amica che vive a Londra da un paio d'anni.
Anna frequenta  un master in design degli interni, svolge qualche piccolo lavoretto per mantenersi e vive in centro con un ragazzo francese e una ragazza brasiliana; dalla  sua camera puoi sapere tutto quello che sta succedendo a  Caledonian Road.
La osservo mentre si veste e mi parla contemporaneamente dei suoi appuntamenti settimanali; mi racconta le sue avventure amorose e lavorative con un sorriso mezzo amaro  e mezzo fiero; capisco che è molto impegnata, ma tutto sommato si diverte sempre in quello che fa. 
E per un attimo capisco che quella potrebbe essere la mia vita: frenetica ma piena di novità, opportunità, amicizie, soprattutto per un giovane come me...come te!
Così, un anno dopo, appena 6 giorni dopo la  laurea,  preparo due valigie e  volo verso la città inglese per eccellenza: Londra!

Un anno con un’idea “parassita”  per la testa 

Perché andare?

1) Per  scoprire: una terra nuova, uno stile di vita giovane, un popolo multietnico e multiculturale; sì, perché incontrare un inglese a Londra è come trovare un ago in un pagliaio!

2) Per imparare e crescere: conoscere una nuova lingua, che poi tanto nuova non è, visti gli anni passati sui libri di inglese;

3)  Per imparare a cavarsela, senza nessuno, né genitori né amici di vecchia data; imparare ad affrontare diverse situazioni giorno per giorno, e quando dico “diverse situazioni” dico proprio situazioni comuni, ma non per questo facili (ricerca di un lavoro, di una scuola, di una casa).

4) Per “uscire dal guscio”: quale opportunità migliore per provare ad essere indipendenti?

I PIEDI SUL SUOLO INGLESE

Non avevo assolutamente idea di cosa poter fare là, se non un corso di inglese per migliorare la lingua. Ma sapevo anche che una cosa possibile da fare fosse cercare casa e lavoro.
Così, con un piccolo aiuto di qualche amico italiano ma “inglesizzato” da tempo, ho iniziato le mie ricerche.
Devo dire la verità: è stata dura e soprattutto stressante per un po' di tempo: un mese circa. 
Ma poi ho trovato casa e anche lavoro. 
Ho iniziato come baby sitter presso una famiglia inglese, ma di origini  nigeriane, con 3 bambini molto svegli e più maturi rispetto alla loro età. Come tutti i bambini, anche loro mi hanno insegnato molto; questo tipo di lavoro è molto richiesto in una città come Londra.
Ma questa avventura è durata poco, solo 3 settimane. Infatti,a fine Maggio, ho iniziato i miei turni di lavoro in un supermercato, nell’infinita  Holloway Road.
Qui ho potuto incontrare persone meravigliose, ognuna delle quali mi ha chiamata con un nome diverso. Eppure il mio nome non è poi così difficile, ma se si pensa che ognuno di loro proviene da un Paese diverso del mondo, allora sì, è giustificabile.
E così ti ritrovi a lavorare, scambiare idee, sorrisi e risate con persone diverse da te, che mai e poi mai avresti pensato di incontrare.

A questo punto ti verrebbe da dire:

Che fine fanno i pregiudizi?

Pensi a dove sei cresciuto per vent'anni, a come ti hanno educato i genitori, ai loro “stai attento”, “non dare confidenza agli estranei”, “non fidarti troppo degli altri”, e capisci che ne avresti fatto a meno di queste premure.
Perchè dovrei stare attento al mio collega, che ogni mattina mi prepara il caffè inglese prima di iniziare il mio/nostro turno lavorativo, anche se non lo conosco?
Perchè dovrei diffidare al mio capo che mi ha assunta nonostante il mio inglese sia da rivedere?
Perché dovrei preoccuparmi del collega del turno di notte che mi apre la porta principale alle 6 del mattino dicendomi in italiano “Buongiorno come stai?”

La scuola di inglese!

Abbandoniamo per un attimo i pregiudizi e torniamo a noi: parliamo delle innumerevoli scuole di  inglese a Londra.
Direi che frequentarne una sia un passo comune e consigliabile, non solo per l’aiuto pratico che ti possono dare, ma anche e soprattutto perché ti danno l’opportunità di conoscere ragazzi da tutto il mondo che, come te, sono lì in cerca di qualcosa e, come te, possono passare momenti difficili e non.

Prima lezione di inglese: International House a Holborn, ad un passo dalla “tube” (metro).
Entri e ti ritrovi seduta assieme ad altri ragazzi che, “sognano” di studiare, di lavorare e di vivere proprio lì, dove ci sei anche tu. La maggior parte dei ragazzi che ho avuto modo di conoscere erano soprattutto francesi, spagnoli e portoghesi. Ma Londra è amata da tutto il mondo e, mentre cammini per strada, incroci tutti i Paesi della terra! Ognuno di loro ha sogni, speranze e aspettative. Quasi tutti sono lì per studiare o per cercare un po' di fortuna che prima non hanno trovato: ad esempio, un buon lavoro, oppure solo un'esperienza lavorativa di un certo tipo, per poi ritornarsene da dove sono venuti.
Già da questi aspetti in comune ci si accorge del grande senso di appartenenza che si trova conoscendo il mondo. Oggi sono ancora in contatto con qualche ragazzo/a che ho avuto modo di conoscere stando seduta sui banchi di quella scuola.

Amici o cosa?

Purtroppo, o per fortuna, ogni aspetto della vita ha i suoi due lati.
Questa città mi ha dato l'opportunità di incontrare “due tipi di persone”, anche se al mondo non siamo solo in due tipi: persone intriganti e “piene”di ogni cosa (esperienze, voglia di andare avanti, voglia di scoprire) e persone svogliate, maleducate, arroganti.
Delle prime mi sono innamorata, perché ognuna di loro mi ha fatto vedere il mondo coi propri occhi, mi ha raccontato le proprie esperienze di vita, mi ha pianto sulla spalla parlandomi del suo difficilee passato, facendomi ascoltare fatti che, fino ad all'ora, avevo sentito solo in tv.
Dalle seconde, invece, ho sperato e cercato per tempo di allontanarmi, di perderne le tracce, ma per forza di cose, ho dovuto passare lunghi periodi di convivenza con loro.
Ogni convivenza ha i suoi pro e i suoi contro: i pro si potrebbero identificare  nella compagnia e nell'aiuto reciproco, soprattutto da quel senso di  solitudine iniziale che ti prende appena intraprendi un'avventura lontana da casa; i contro, invece, li ho ritrovati nei comportamenti maleducati ed irrispettosi di alcuni coinquilini.
Quindi, se pensate di andare a convivere, mettetevi sempre nei panni degli altri e pensate a come vorreste che gli altri si comportassero con voi;  questo vi porterà a farvi la tipica domanda: “Cosa farei io al suo posto?”.


SI TORNA A CASA

Si avvicina il momento del ritorno ed ecco che si entra  in crisi.
Appena arrivi a Londra, senza casa né lavoro, non vedi l'ora di tornartene da dove sei venuto, ma questo penso sia normale per chi, come me, si ritrova in una realtà nuova e senza grandi appoggi.
Non appena trovi ciò di cui hai bisogno (casa, lavoro e qualche amico), le cose si ribaltano.

Should i stay or should i go?


Per un attimo potresti aver  voglia di buttare all'aria tutti  i tuoi progetti e non  tornare più in Italia.
Potresti quindi, voler rinunciare a finire ciò che hai iniziato o ad iniziare qualcosa di nuovo. Questo, soprattutto per il fatto che, quando impieghi molti giorni e molte energie per costruirti un futuro da qualche parte, ricominciare da zero non è molto entusiasmante. Certamente potrebbe essere più facile per te, perché, dopo un'esperienza di un certo tipo, potresti essere  capace di muoverti con un po' più di sicurezza, ma è, tuttavia, stressante. 

Perché restare o perché tornare?

Bisogna riflettere bene prima di rispondere. Bisogna ponderare un po' su ciò che si lascia e ciò che si sa già di trovare una volta tornati a casa. Bisogna capire se ne vale la pena o meno, in base agli obiettivi a breve e a lungo termine.
Bisogna anche un po' seguire l'istinto; quello che, probabilmente, ti  porta dove ti trovi ora..quello che ti fa scegliere una  città piuttosto che un'altra. Quell'istinto che, nel mio caso, mi ha permesso di continuare ad avere la stessa “idea parassita”.
L'elemento chiave per sentirsi felici e stare bene con noi stessi  è il non perdere di vista i nostri  sogni e  i nostri  obiettivi.

Come sono tornata?

Quando sono tornata nel mio paese tutto mi sembrava così piccolo e,  mentre in città nessuno ti conosce e nessuno ti  saluta, in paese tutti ti conoscono e di conseguenza ci si perde spesso in due chiacchiere. Nessuno si aspettava il mio ritorno, così sono riuscita a fare una sorpresa a tutti.
Ritornare è stato bello, per non dire “rigenerante”.
Ogni amico, famigliare o conoscente che ho rivisto mi ha posto la stessa domanda: “quando riparti?”
Difficile stabilire una data, ma la cosa certa è: volerò di nuovo.
Questa città mi ha fatto provare uno stile di vita completamente  diverso da quello  precedente, e mi ha fatto capire  ciò che voglio.
Le persone a me più care sarebbero dispiaciute nel vedermi andar via di nuovo, ma in fondo in fondo sono in grado di capire la mia scelta. Dopotutto, posso dire di essermela cavata alla grande!

Perché vi ho raccontato la mia storia?

Perché penso che un viaggio di questo tipo possa essere utile a molti ragazzi, soprattutto perché potrebbe abbattere quelle “premesse” di cui ho parlato precedentemente; ed è il contatto con il “diverso” da te che lo può permettere.
Tutto ciò è un’esperienza funzionale ad un rapporto con persone, cose, abitudini che non avresti potuto vivere in altro modo. Dunque un’avventura che ti tocca da molti punti di vista, ma soprattutto che ti permette di “maturare” grazie ad un confronto con l’Altro, mettendoti in gioco in maniera autonoma e indipendente.
Sono appena rientrata dalla metropoli e sto di nuovo pianificando il mio ritorno in terra inglese.
Sono pronta per quella che sarà una nuova avventura. E se ci penso.. mi batte già il cuore!   


Il viaggio perfetto è circolare. La gioia della partenza, la gioia del ritorno! (Dino Basili)

A VOI LA PAROLA

Classificati e sarai accettato ma ne vale la pena?

A mio parere la diversità è solo un bene.
Una cura che ci distingue dalla massa, che ci differenzia.
Per molti giovani di oggi essere diversi e non massificati non può essere assolutamente accettabile.
Perchè mai? Non si condivide nulla, vieni deriso, sei estraneo a quello che accade nel 'gruppo'.
La diversità o l'uguaglianza è tipica dell'uomo, con fondamenta nei pregiudizi e giudizi altrui.
Giudicare al primo impatto, solo sulle cose che piacciono a un determinato individuo o per come veste è superficiale, estremamente superficiale.
Non bisognerebbe affatto sparlare o ridicolizzare i singoli solo per il loro modo di essere.
Bisognerebbe conoscere a fondo prima la loro personalità.
Oggi se hai l'abito firmato o le amicizie giuste 'sei unico' in un gruppo di persone identiche a te, altrimenti sei un alieno.
Il peggio del peggio, è questa la regola.
Classificati e sarai accettato, ma ne vale veramente la pena? Perdere le proprie originalità per essere accettati da gente di questo genere?

Anonimo - Liceo Toschi

PROMEMORIA

VI RICORDIAMO CHE
LO SPAZIO GIOVANI
SARA' CHIUSO PER LE FESTE NATALIZIE
DAL 24 DICEMBRE AL 6 GENNAIO

AUGURIAMO BUONE VACANZE A TUTTI!!!





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