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Newsletter:  Ask.fm ..pericolo social?!

Avete sentito la  vicenda della ragazza della provincia di Padova, che si è suicidata in seguito agli insulti ricevuti su Ask.fm ?
E’ accaduto a Nadia, una ragazza di 14 anni, che era  solita frequentare  il social network più in voga tra i ragazzini della sua età negli ultimi tempi : Ask.

Spesso accade che ci si rivolga a questi social per trovare conforto, per cercare aiuto, e quindi riparare ad una forte fragilità che  si nasconde tra i ragazzi adolescenti, oppure semplicemente si approda a questo tipo di spazi virtuali per pura curiosità, per tenersi in contatto con gli amici, per essere al passo coi tempi, ma talvolta non ci si rende conto come tali ambienti, seppur virtuali, rischiano di diventare trappole vere e proprie.
Non è molto lontana, la vicenda accaduta a  Bologna, dove alcuni ragazzi  mettendosi d’accordo su Ask si sono dati appuntamento ai Giardini Margherita  per una maxi rissa tra alcuni ragazzi della città divisa in fazioni: la “feccia” contro la “parte bene della città”, ovvero gli studenti degli istituti tecnici della periferia della città, contro i liceali del centro. E  così  uno spazio virtuale si è trasformato in un campo di battaglia reale.





Questo social  è nato in Lettonia nel 2010  ed ora corre senza freni, contando almeno 60 milioni di messaggi e 200 mila nuovi iscritti  al giorno. L’età media degli utenti  non raggiunge i 18 anni.
Una volta che ci si è registrati, si possono porre delle domande e si può rispondere alle domande fatte dagli altri. Il funzionamento di Ask ricorda un po’ quello di Twitter. Ogni domanda non può superare i 300 caratteri di lunghezza, ed è possibile aggiungere altri utenti alla lista dei propri following  e ricevere tutti gli aggiornamenti  sulla propria bacheca. A differenza  di Twitter, però gli utenti non sapranno mai chi  segue  i loro aggiornamenti, comprese le domande fatte e le risposte date. Se la risposta è azzeccata, ecco allora che scatta il “premio”. Gli utenti, infatti, possono votare le risposte più gradite, facendo guadagnare punti all’autore della risposta. Più punti si hanno, più si è “autorevoli” all’interno della community e più cresce di conseguenza, la propria fama tra gli utenti di Ask.
 Ma cosa contraddistingue questo sito da altri? E’ l’anonimato. Ciascun iscritto  può accedere in forma anonima  e interagire con altri. Ognuno fa un po’ ciò che vuole, protetto dall’assenza di un nome e da sfogo a ciò  che non avrebbe il coraggio di fare  a volto scoperto.
Ma cosa accade quando ci si nasconde dietro ad un account anonimo? Si fa emergere a volte la parte peggiore di sé. E’ come indossare una maschera e poi dare libero sfogo a tutto ciò che non si riuscirebbe a fare o dire nel caso in cui questa non fosse posta a celare il proprio volto. E’ come recitare il ruolo di un altro diverso da sé. L’anonimato è un po’ pericoloso, poiché non potendo risalire alla persona  che scrive, quest’ultima si sente priva di qualunque responsabilità riguardo a qualunque cosa dica. E come è accaduto nei casi di cronaca ha dato sfogo ad atti di bullismo, ad insulti, offese e altro ancora.
Il ruolo dell’anonimato, tuttavia, non va sempre demonizzato, ma esso può essere talvolta il mezzo per far valere il proprio pensiero nei regimi politici che impediscono la libertà di parola.
  E’ successo infatti  che  le voci contrarie alla maggioranza hanno fatto valere il proprio pensiero tramite l’anonimato, molti autori infatti per paura di essere perseguiti a causa del loro pensiero hanno avuto la possibilità di esprimere liberamente le proprie opinioni, senza temere ritorsioni, attraverso l’anonimato.

Ma ciò che accade tra gli adolescenti è ben altro. Proprio grazie alla possibilità di rifugiarsi dietro un account anonimo è nato il cosiddetto cyberbullismo, ossia il bullismo online, quel fenomeno che è caratterizzato da atti di bullismo e molestie effettuati tramite mezzi elettronici, come l’e-mail,  i social network, la messaggistica, i blog, i telefoni cellulari ed i siti web.
Rispetto al bullismo della vita reale, l’utilizzo di mezzi elettronici, conferisce al cyberbullismo alcune caratteristiche specifiche:
- l’anonimato del bullo, questo anonimato tuttavia è soltanto illusorio, poiché ogni comunicazione on-line lascia delle tracce. Per  la vittima risulta invece difficile  risalire in modo autonomo all’identità del  bullo. Può capitare anche che il cyberbullo, che si nasconde dietro un account anonimo inoltri ad un ampio numero di persone spiacevoli  notizie sul conto della vittima;
- la difficile reperibilità: se il cyberbullismo avviene attraverso l’invio di sms, la messaggistica istantanea, un’e-mail, un forum online privato è più difficile reperirlo, senza prima ricorrere alla polizia;
- indebolimento degli impedimenti di natura morale: l’anonimato del molestatore  e la difficile reperibilità, insieme alla possibilità di essere un’altra persona on-line  possono portare l’individuo a fare e dire ciò che non farebbe nella vita reale;
- assenza dei limiti spazio-temporali: mentre il bullismo tradizionale avviene solitamente in luoghi e momenti precisi, il cyberbullismo colpisce la vittima ogni qualvolta si collega al mezzo elettronico.
 Come nel bullismo tradizionale, il bullo prende di mira, chi è ritenuto diverso per una caratteristica fisica, timidezza, orientamento sessuale, abbigliamento non alla moda e così via.
  Ahimè, tali molestie hanno un forte impatto sulla fragile  ed instabile identità di ciascun adolescente, alle prese con un difficile momento di crescita che caratterizza la loro età, e può succedere che  non riuscendo a reagire e  a distaccarsi da quel mondo virtuale possano compiere  gesti estremi.
E’ sconvolgente pensare che molto spesso siano le stesse vittime a mettersi nelle mani del bullo: il 59 % degli adolescenti, infatti, parla con degli sconosciuti sui social network e molti di loro non ritengono pericoloso far seguire un incontro all’“amicizia”, altri non considerano pericoloso scambiarsi il numero con chi hanno incontrato in chat.

 





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