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Spazio giovani - Il consultorio per adolescenti dell'azienda usl di Parma

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Newsletter:  MUST HAVE, MUST BE

L'eleganza non consiste nell'indossare un vestito nuovo. (Coco Chanel)

Se non puoi essere elegante, sii almeno stravagante! (Moschino)

Ray-Ban riflettenti, pantaloni a cavallo basso e caviglia alta, Jeffrey Campbell o Converse platform, leggins sgargianti, Mac, shatush, Iphone, Ipad, Ipod… Giusto per dare un’idea.
I cosiddetti “must have” sono ormai ovunque, e chiunque (o quasi) conosce il significato di questo termine. “Must”=”dovere” + “have”=”avere”, uguale “dover avere”: si tratta di quegli oggetti, che spesso si tramutano anche in modo di atteggiarsi, che la società “impone” di avere, pena una possibile discriminazione.



Questo fenomeno riguarda tutti noi, dagli adolescenti fino agli adulti, con una serie di oggetti/atteggiamenti che ognuno di noi vuole/deve avere per poter essere considerato come gli altri, o “IN”. Si va dalle scarpe sportive in voga al momento alla borsa costosissima che bisogna esporre per dimostrare di essere qualcuno, o eventualmente di essere superiore agli altri. Pensare agli oggetti che caratterizzano la nostra quotidianità in questo modo sembra un po’ strano, eh? E allora continuiamo ad indagare…
Queste spinte sociali (che provengono da amici, parenti, conoscenti, mass-media e società in generale) ci impongono in un modo o in un altro l’omologazione. A prescindere dal singolo capo o accessorio “must have”, la spinta alla conformazione ha delle radici sociali profonde ed è dunque spiegabile anche da un punto di vista psicologico. E’ noto a tutti come l’uomo sia definito “essere sociale” per eccellenza, proprio perché una creatura che più di molte altre ha nel DNA la necessità del rapporto con i suoi simili, ovvero con gli altri esseri umani. Di questo confronto l’uomo ha un bisogno essenziale in quanto riesce a trarne conforto e supporto. La tendenza ad essere “simili tra simili” può dunque essere ricondotta ai meccanismi di sopravvivenza. Questi meccanismi, frutto di una evoluzione adattiva dell’uomo al contesto sociale di vita, possono in alcuni casi essere estremizzati, e arrivare a situazioni del tipo “se non ti vesti così non sei figo” o un “hai ancora quel cellulare? Ma dove vivi???” o magari toccare anche aspetti prettamente comportamentali con ad esempio un “se non fumi non sei dei nostri” o “non bevi, quindi sei palloso”. La mancata adesione a determinate condizioni può portare addirittura alla discriminazione sociale, sia che essa sia sottile o quasi invisibile, sia che essa consista ad esempio nell’emarginazione totale da un gruppo di amici. Si spinge, insomma, la persona ad avere un determinato “qualcosa”, ad essere un determinato “qualcuno”.
Chiaro? :D
Questi fenomeni di influenza sociale, però, possono essere molto dannosi… Essere ciò che non si è, o acquistare obbligatoriamente prodotti particolari solo perché “così vuole la moda” (mentre magari non ce lo si può permettere economicamente o non sono di proprio gusto) può essere molto frustrante oltre al poter portare ad assumere atteggiamenti o abitudini sbagliate (come nell’esempio del fumo che si faceva prima). Inoltre ciò impedisce al proprio vero “Io” di emergere, perché blocca la libera personale esplorazione verso ciò che piace e verso quella che sarebbe la nostra reale identità.
E voi cosa ne pensate? Quanto è importante per voi essere alla moda? Vi è capitato di giudicare una determinata persona in base a come si atteggiava o comportarvi con lei in un determinato modo o in un altro in base a ciò che indossava? E voi aderite a questi schemi?
Secondo me è necessario rendersi conto che non è la marca di cellulare a fare di una persona una bella persona, come non deve essere il tipo di scarpe che si indossa a rendere un conoscente un amico. E’ necessario rendersi conto che si tratta solo di oggetti, e che il solo fatto che siano facilmente visibili non li rende dei criteri validi per valutare una persona. Piuttosto che fermarci alle apparenze, dunque, cerchiamo di parlare alle persone che ci stanno intorno, di capire il loro modo di pensare e di relazionarsi agli altri, di capire chi sono effettivamente. Solo così possiamo davvero comprendere con chi abbiamo a che fare e chi possiamo reputare per noi “figo” o “sfigato”. E dall’altra parte, dobbiamo far capire, in primis col nostro comportamento, che noi siamo ciò che facciamo e ciò che pensiamo, non ciò che indossiamo, abbiamo, o il modo in cui ci atteggiamo.

Ascoltiamo, quindi, e facciamoci ascoltare!!!





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