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Newsletter:  I sogni dietro la liberta

“La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta”

(Adorno)

Siamo partiti dalla situazione in cui vivono alcuni ragazzi della Striscia di Gaza, sotto il continuo assedio dei militari, per riflettere su libertà, pace e conflitto pensando che potrebbe essere una metafora della nostra vita quotidiana... e che solo la creatività e l'accettazione delle inevitabili differenze sia la soluzione che riapre la speranza.



Qual è la prima cosa che vi viene in mente quando pensate alla parola libertà?

 

Noi siamo liberi di fare tante cose: andare a scuola, uscire con gli amici, prendere un gelato, dormire una notte intera, giocare a calcio nel parco... Tutto questo ci sembra normale, ma siamo sicuri che sia così dappertutto? Negli ultimi giorni la situazione nella striscia di Gaza si è ulteriormente aggravata fino ad arrivare ad un vero e proprio massacro. In un recente reportage del “The Guardian”, si racconta come i bambini palestinesi vivono sotto l’occupazione israeliana. Sono tantissime le storie che ci parlano di persone che vivono in questa striscia di terra e che cercano di convivere nonostante l’odio e le limitazioni che incontrano ogni giorno.

 

Capita a tutti di pensare: “non sono libero come vorrei!”, “Se solo potessi fare quello che voglio…” Vorrei raccontarvi la storia di Waleed un ragazzo palestinese, che vive in un quartiere nella striscia di Gaza. A pochi passi da lui ci sono i coloni, persone del tutto simili a lui, così vicine eppure così diverse. Waleed abita in una casa che pare una gabbia: una rete di acciaio la avvolge dall’esterno per ripararsi dalle pietre lanciate dai coloni e videocamere circondano la casa. Trascorre quasi tutto il tempo dentro a “questa gabbia” dicendo che per lui è normale, che è abituato. Nessuno può fargli visita perché i soldati fermano le persone in fondo alla strada impedendogli di passare se non sono della famiglia. Una sola strada permette di raggiungere casa sua e da quando è nato tutto è rimasto è uguale. Nonostante questa strana normalità, Waleed desidererebbe che i suoi amici venissero a casa sua, o che lui e suo fratello potessero giocare per strada.

 

Questa situazione è così lontana da noi, dal nostro modo di vivere. Eppure anche a migliaia di km i nostri desideri non sembrano così diversi da quelli di Waleed. Lottiamo tutti i giorni per guadagnarci piccoli spazi di libertà e autonomia che ci permettono di farci sentire un po’ più grandi e forti. I ragazzi della striscia di Gaza hanno qualcosa dentro, hanno una grande forza, talvolta manifestata con la violenza contro un nemico invincibile per il quale nutrono una forte paura. Essere spaventati e sentirsi continuamente minacciati, può portare le persone a reagire violentemente a livello verbale ma anche fisico, a diventare “dei duri”, nascondendo una grande fragilità. Questi ragazzi infatti combattono spesso con la polizia, fin da piccoli vengono arrestati e condotti in carcere, trattenuti anche per notti intere. È difficile mettersi nei loro panni… Eppure di ragazzi come Waleed, Nawal e Ahed, costretti ad essere coraggiosi, ne vedo anche qui in mezzo a noi.

 

Anche se non siamo sotto assedio, fatichiamo a mostrare le nostre debolezze e paure. Chi può aiutarli? E chi può aiutarci in questi momenti? Può sembrare banale ma i nostri genitori, gli amici, anche il più inaspettato dei conoscenti potrebbero farci vedere le cose da un altro punto di vista. Ma è così semplice capire quando si ha paura? Essere impauriti può significare tante cose e molte situazioni possono spaventarci, soprattutto quando non comprendiamo cosa sta succedendo. Ci troviamo costretti in “una gabbia” di normalità, come Waleed, una sorta di prigione. Questo vale non solo per un contesto estremo come quello della guerra ma anche per tante situazioni che ci coinvolgono quotidianamente che non per questo sono necessariamente più semplici! Una lite con i genitori, con il partner, o con gli amici, sono pace? Eppure esternalizzare un po’ di rabbia talvolta può essere la cosa giusta da fare, può farci sentire “vivi” e anche… liberi.

 

Pace significa necessariamente assenza di conflitto? Lo scontro può, all’apparenza, sembrare la cosa più distante dalla pace, che per noi è simbolo di quiete e tranquillità…stasi. Questo stato però si raggiunge dopo l’incontro/scontro. È così anche in natura: la quiete dopo la tempesta. La nostra società tenta nella maggior parte dei casi di eliminare il conflitto, pretendendo la pace negando la negoziazione e talvolta il compromesso. Attraverso l’incontro e l’espressione dei propri pensieri, per far capire agli altri chi siamo, che ci siamo, si crea qualcosa di nuovo, qualcosa in più che arricchisce noi e chi ci sta intorno. Questa spinta è innata, relazionarci con chi è diverso da noi è inevitabile anche solo per comprendere noi stessi.

Pensiamo a quante cose capiamo quando facciamo dei paragoni… e quante nuove possibilità ci frullano per la mente. I ragazzi di cui vi ho parlato, non vivono in pace, c’è chi può pensare che la loro non sia libertà, che non sia un’adolescenza tipica perché si trovano in un contesto violento e poco adatto alla crescita. Ognuno di noi vive nella propria e personale striscia di Gaza, che può qualche volta farci sentire prigionieri di una vita che non è quella che vorremmo. La libertà è un diritto ma talvolta è necessario costruirsela a piccoli pezzi, sognando un po’ magari… Waleed e i suoi amici non hanno mai perso la speranza, non hanno mai smesso di sognare e di pensare al loro futuro, nonostante le difficoltà. Waleed vorrebbe diventare un architetto… chissà, forse per progettare case senza gabbie.

 

Nel nostro piccolo tutti noi possiamo fare qualcosa, anche solo attraverso la speranza mantenuta viva, risolvendo i nostri grandi e piccoli conflitti quotidiani, per convivere e accettare gli altri, diversi, strani, difficili… in fondo siamo tutti diversi eppure così uguali!

 

La pace non è altro che la normalità di essere liberi di confrontarsi.

 

“Non si può separare la pace dalla libertà perché nessuno può essere in pace senza avere libertà” (Malcom X)





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